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Comunicazioni generali

Nel “sistema 0-6 anni” i docenti della Scuola dell’Infanzia saranno ancora docenti di ruolo della Scuola Statale Italiana?

News da Orizzonte Scuola - 46 min 55 sec fa

Si rivolge alle bambine e ai bambini dai tre ai sei anni di età ed è la risposta al loro diritto all’educazione e alla cura, in coerenza con i principi di pluralismo culturale ed istituzionale presenti nella Costituzione della Repubblica, nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e nei documenti dell’Unione Europea”: lo affermano le Indicazioni Nazionali per il curricolo della Scuola dell’Infanzia e del primo ciclo d’istruzione 2012, tuttora vigenti.

Già da questa affermazione si evince la notevole importanza che la Scuola dell’Infanzia Statale assume nella  formazione dell’uomo e del futuro cittadino promuovendo nei bambini che la frequentano lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia, della competenza, fornendo un contributo fondamentale nella costruzione delle “ radici dell’alfabetizzazione ”, in previsione dei traguardi di sviluppo che essi dovranno acquisire al termine della scuola dell’obbligo. Le alte finalità che ora lo Stato riconosce alla Scuola dell’Infanzia Statale con al centro il bambino e i suoi poliedrici bisogni cognitivi, affettivi, relazionali, estetici, etici, secondo il comma 181 lettera e) della Legge 107/15 dovrebbero lasciare il posto alla “conciliazione dei tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori”, trasformando di fatto questa Scuola in un mero servizio di assistenza ai bisogni delle famiglie, prevedendo il cofinanziamento dei costi di gestione, da parte dello Stato con trasferimenti diretti o con la gestione diretta delle Scuole dell’Infanzia e da parte delle regioni e degli enti locali al netto delle entrate da compartecipazione delle famiglie utenti del servizio”. Non più Scuola Statale dunque, ma servizio integrato gestito da regioni, enti locali e famiglie.

Emerge nuovamente nel comma 181 la probabile deriva assistenziale che interesserebbe anche le modalità organizzative della didattica stessa, poiché saranno previsti “tempi di compresenza del personale dei servizi educativi per l’Infanzia e dei docenti di Scuola dell’Infanzia” e una modifica dell’orario di servizio degli stessi.

Nel “sistema integrato 0-6 anni” i docenti della Scuola dell’Infanzia saranno ancora docenti di ruolo della Scuola Statale Italiana? Manterranno la loro identità culturale e professionale e i diritti e i doveri dei docenti degli altri gradi scolastici, come ora previsto?
E come faranno tante famiglie che già ora faticano a pagare la retta per la mensa e/o il trasporto ad affrontare la prevista compartecipazione  del servizio alle spese di gestione del futuro servizio integrato? Attualmente la Scuola dell’Infanzia Statale è gratuita per quanto riguarda il personale ed il funzionamento generale, come è bene che sia e che resti affinché si possa garantire a tutti il diritto a frequentarla.

Continuando la disamina del comma 181, si legge della costituzione di poli per l’Infanzia “anche aggregati a Scuole Primarie e Istituti Comprensivi”: con ciò si vorrebbe intendere che la Scuola dell’Infanzia Statale non farebbe più parte degli Istituti Comprensivi? Se cosi fosse, senza l’essenziale connessione anche istituzionale con gli ordini scolastici successivi, la Scuola dell’Infanzia Statale perderebbe la propria identità faticosamente costruita dal 1968, anno della sua nascita, ad oggi. Le Indicazioni Nazionali 2012 rilevano che “la generalizzazione degli Istituti Comprensivi, che riuniscono Scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di primo grado, crea le condizioni perché si affermi una scuola unitaria di base che prenda in carico i bambini dall’età di tre anni e li guidi fino al termine del primo ciclo di istruzione e che sia capace di riportare i molti apprendimenti che il mondo oggi offre entro un unico percorso strutturante”. È utile allora ricordare e sottolineare che gli Istituti Comprensivi di cui la Scuola dell’Infanzia  Statale oggi è parte integrante, si contraddistinguono come luoghi di coesistenza/convivenza di identità culturali e professionali diversificate con un unico fine: un percorso scolastico unitario e continuo, senza interruzioni e fratture per gli alunni e con una prospettiva organica e sistemica riferita a tutti gli operatori scolastici, alle famiglie, al territorio e alle sue esigenze. Nell’ottica di compartecipazione e condivisione di ogni aspetto del percorso formativo degli alunni dai 3 ai 14 anni risulta evidente come lo “scollamento” di questo segmento scolastico dagli altri ordini di scuola avrebbe ripercussioni su tutto il percorso seguente e come il sistema integrato 0-6 anni possa apparire riduttivo rispetto alla più ampia visione dell’educazione, dell’apprendimento e del curricolo continuo appena descritta.

Considerato che è interesse del Paese assicurare uno sviluppo fisico, psichico e cognitivo equilibrato e sereno dei nostri bambini e delle nostre bambine che solo una Scuola dell’Infanzia capace di porli “al centro del processo di apprendimento” può garantire, i docenti che vi operano e tutti coloro che credono nella cultura e nella formazione sin dalla più tenera età ravvisano l’indiscutibile necessità di mantenerla quale istituzione dello Stato e parte integrante del servizio d’istruzione statale per non privare i nostri figli/alunni del patrimonio professionale fino ad oggi acquisito e agito in continuità verticale con la Scuola Primaria e Secondaria di primo grado/secondo grado; di fugare ogni proponimento atto a calare su questo particolare e importante segmento del nostro sistema educativo e scolastico, interessi estranei ai bisogni dei bambini, sia che provengano da settori economici, sia da coloro che intendono quest’ordine di scuola come un luogo di parcheggio e non un “ambiente di vita, di relazioni e di apprendimento di qualità, garantito dalla professionalità degli operatori e dal dialogo sociale ed educativo con le famiglie e con la comunità” così come sanciscono le Indicazioni Nazionali per il curricolo della Scuola dell’Infanzia e del primo ciclo d’istruzione 2012.

Gli insegnanti di Scuola dell’infanzia dell’Istituto Comprensivo di Monte Urano invece propongono che venga salvaguardata la specificità organizzativa, pedagogica e didattica della Scuola dell’Infanzia Statale, i cui tratti educativi e formativi sono ritenuti da molti pedagogisti fondamentali per l’apprendimento e per favorire esiti positivi nei passaggi scolastici successivi attraverso l’eventuale introduzione dell’obbligatorietà almeno dell’ultimo anno di frequenza, per far sì che tutti i bambini possano godere di positive esperienze di vita, emozioni partecipate e insegnamento/apprendimento valido e consolidato.

Sarebbe eventualmente più funzionale a nostro avviso accogliere i Nidi nel percorso statale 3-14 anni arrivando cosi ad offrire una formazione unitaria statale 0-14 anni, piuttosto che procedere alla rottura del funzionale e consolidato connubio Infanzia-Primaria-Secondaria di 1° e 2° grado attraverso la scissione coatta della Scuola dell’Infanzia Statale.

documento del Collegio docenti dell’Istituto Comprensivo Monte Urano

FM – Marche

Rete dei 65 movimenti invita garanti per l’infanzia a prendere posizione contro le deleghe di riforma della scuola

News da Orizzonte Scuola - 53 min 39 sec fa

la “Rete dei 65 movimenti”, nella veste di comitato spontaneo al quale hanno aderito una pluralità di alunni, docenti, genitori, assistenti, operatori della scuola, famiglie, associazioni, consulte, tutti accomunati da un comune denominatore, ossia la tutela della disabilità e dei processi inclusivi nell’ambito della scuola italiana, manifesta il proprio profondo dissenso nei confronti degli emanandi decreti attuativi della legge n. 107/2015, nota come “La Buona Scuola” e, in particolare dello “Schema di decreto legislativo recante norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità” (atto di Governo n. 378), nonché dello “Schema di decreto legislativo recante istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni” (Atto di Governo n. 380).

Proprio per questo motivo la rete ha scritto ai garanti per l’infanzia e Giovedì 23 febbraio dalle 14 alle 19 a Montecitorio ci sarà un presidio, organizzato dalla “Rete del 65 movimenti”, contro i decreti attuativi della legge 107 del 2015, che presto saranno licenziati dal governo Gentiloni.

La rete dei 65 movimenti comprende associazioni per la scuola pubblica e associazioni per la disabilità, docenti, famiglie e Comitati Genitori.
Numerose le adesioni pervenute anche da parte degli studenti (UDS), di  tutti i sindacati di base e di alcuni sindacati confederali.Hanno aderito anche tutte le consulte disabilità dei Municipi di Roma e alcuni partiti nazionali.

Contemporaneamente dalle ore 14:00 alle ore 15:00 ci sarà una conferenza stampa nella sala Nassirya del Senato in cui gli esponenti della rete dichiareranno le istanze dei gruppi.

Il giorno dopo invece dalle ore 8:30 alle ore 14:30 ci sarà un seminario di formazione per docenti sulla delega inclusione, organizzato dalla rete dei 65 movimenti e dall’Associazione Nazionale per la scuola della Repubblica

Numerosi i relatori, numerosi gli interventi, prevista anche una grossa affluenza, nonche’ la presenza di diversi onorevoli, del sottosegretario all’Istruzione Vito De Filippo e di Ferdinando Imposimato giudice onorario della Suprema Corte di Cassazione

La rete dei 65 movimenti.

Convocazione per le assunzioni a Tempo Indeterminato a.s. 2016/2017 personale docente di ogni ordine e grado. Scorrimenti G.A.E. a seguito rinunce e/o ridistribuzioni – Decorrenza giuridica 01/09/2016 ed economica 01/09/2017

News AT di Brescia - 1 ora 31 min fa
Si informano i docenti destinatari delle Ordinanze di ottemperanza e Decreti del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, del Consiglio di Stato e/ di altro organo giurisdizionale per i quali sono stati emessi provvedimenti di iscrizione con riserva e che risultano individuati quali destinatari degli incarichi a tempo indeterminato in oggetto, che la nomina in ruolo con riserva è sottoposta alla condizione risolutiva del favorevole esito del giudizio di merito, all’eventuale sopravvenire di provvedimenti giurisdizionali di ottemperanza relativi ad altri canditati con punteggio maggiore, nonché ad eventuali ulteriori determinazioni dell’Autorità Giudiziaria e/o eventuali sopravvenute determinazioni dell’Amministrazione Centrale relativamente alle azioni parallele promosse sia dinnanzi al Giudice Amministrativo che dinnanzi al Giudice Ordinario per il medesimo petitum.

Separazione tra discipline umanistiche e scientifiche è frutto di pregiudizio

News da Orizzonte Scuola - 1 ora 47 min fa

L’istituzione che ha tra i suoi compiti principali quello di sollecitare e accrescere nelle giovani generazioni il senso critico non può restare inerte di fronte a tale stereotipo né – fatto ancora più grave- alimentarlo. Da docente di Lettere , proverò a dare il mio modesto contributo atto a smontare un inutile quanto dannoso luogo comune, nell’auspicio di avviare un proficuo dibattito con i colleghi delle “ materie scientifiche”.

Non è forse attività scientifica lo scrivere bene in italiano? Non è forse la scrittura, oltre che l’esprimersi oralmente, un’operazione assolutamente scientifica? La concordanza di soggetti e predicati, dei sostantivi con gli aggettivi, la consecutio temporum , la corretta costruzione di una frase e uno scorrevole periodare, l’uso intelligente della punteggiatura, qualcuno potrebbe pensare che non siano procedimenti scientifici ?

Sgombriamo il campo anche da un altro pregiudizio, quello secondo cui la poesia e la letteratura siano appannaggio di letterati e poeti “puri”, una sorta di individui che vivrebbero al di fuori della realtà , beati nella loro “torre d’avorio”. Forse potrebbe aiutare a farci ricredere il fatto che il più duraturo Impero che la storia umana ricordi, quello cinese, sia sopravvissuto attraverso i millenni proprio grazie ai mandarini, i funzionari “letterati”.

Nel corso dei secoli , inoltre, la letteratura è stata praticata anche da personaggi che hanno legato il proprio nome ad altri campi dello scibile umano . E’ acclarato che il massimo prosatore della letteratura italiana del Seicento sia uno scienziato, Galileo Galilei , come provano le penetranti pagine del “Saggiatore” e del “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”. Tra i più importanti nomi del XX secolo spicca , poi, quello dell’ingegnere Carlo Emilio Gadda , l’autore di “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana” e di “ La cognizione del dolore” e uno dei più vivaci sperimentatori, con il suo pastiche, delle potenzialità creative della lingua italiana . Se poi ci spostiamo dal campo della prosa a quello della poesia, ci stupirebbe forse il fatto che il massimo poeta del Novecento non sia un letterato, ma un impiegato di banca? Proprio così, Thomas Stearns Eliot, l’ autore del “ The Waste Land” ( “ La terra desolata”).

La scuola italiana non può trasmettere negli studenti l’idea di un sapere a compartimenti stagni, ma deve semmai impegnare le proprie energie a sfatare un luogo comune che forse proprio nelle scuole è nato e continua a imperversare. Il sapere è unico , indissolubilmente scientifico e umanistico.

Giuseppe Scafuro
Docente di Lettere – ISIS “Nobile- Amundsen” , Lauro (AV)

BES/DSA. Per una scuola di qualità per tutti. Seminario a cura dell’ente di formazione Eurosofia

News da Orizzonte Scuola - 2 ore 6 min fa

Ad introdurre i lavori la Ds prof.ssa Maria Franca Faragasso che ha in particolar modo evidenziato la valenza dell’argomento trattato all’interno di un contesto formativo qual è appunto la scuola plaudendo l’alta partecipazione. Sono stati tanti, infatti, i docenti, che hanno partecipato con interesse e coinvolgimento attivo all’esposizione del DS prof. Nunzio Nicola Pietromatera, esperto formatore.

L’incontro, è stato un importante momento di confronto per docenti di ogni ordine e grado, posti di fronte a quelle problematiche che, negli ultimi anni sono significatamente aumentate. A partire dalla direttiva del 27 dicembre 2012, “… ogni alunno, in continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta. Questo l’assunto di base sul quale è stata posta l’ attenzione e filo conduttore del seminario.

Il dibattito, in tal ottica, ha trattato temi quali la didattica alternata sottolineando la necessità di ripensare gli stili e le procedure di programmazione curricolare, condividendo quel pensiero che dà il titolo al testo dello studioso francese Morin: “meglio una testa ben fatta, che una testa ben piena”.

Sulle tematiche che riguardano l’inclusione scolastica, tutti devono essere formati. Ma a che punto è la scuola in Italia? Grazie alla normativa che si sta sforzando sempre di più di trovare soluzioni per queste tipologie di alunni, le singole scuole hanno posto in essere al proprio interno una serie di azioni mirate a progettare protocolli per l’accoglienza e per la realizzazione dell’inclusione.

Ma è sicuramente la metodologia che può e deve adeguarsi alle esigenze degli alunni per una vera inclusività. A tal proposito, il relatore ha posto l’attenzione sulla “flipped classroom” o “classe capovolta” che “capovolge”, nel senso più pratico, l’insegnamento tradizionale.

In conclusione occorre focalizzare meglio attraverso incontri formativi, quale quello tenuto, dal prof. Pietromatera, ciò che non è scritto nella normativa ma che ogni docente sperimenta nella presa in carico giornaliera di questi allievi che offrono un’occasione preziosa di crescita complessiva e di miglioramento del sistema scuola.

Presto nuovi appuntamenti, su tutto il territorio regionale, a cura dell’ente di formazione Eurosofia e dell’ Anief su argomenti di grande attualità per l’aggiornamento e la formazione di tutti i componenti della scuola.

Anief Cosenza

Riformare la scuola italiana all’estero, cosa ne pensano i docenti

News da Orizzonte Scuola - 2 ore 11 min fa

Riteniamo inoltre che una riforma delle scuole italiane all’estero non debba esser spinta da esigenze di mero risparmio, ma da una visione di insieme che valorizzi la nostra azione di docenti nel delicato compito di istruzione e diffusione della lingua e della cultura italiana, cosa che di fatto non riusciamo a intravedere nel suddetto decreto.

Per questi motivi, sosteniamo l’analisi dello schema di decreto recentemente elaborata dai colleghi di Asmara e di Parigi, ma al contempo proponiamo una lettura ancor più centrata sulle ricadute didattiche del provvedimento segnalando gli elementi di criticità presenti negli articoli di seguito elencati:

orario di lavoro
– art. 22, comma 1: «nelle scuole amministrate dallo Stato gli insegnamenti obbligatori che non costituiscono cattedra o posto di insegnamento sono ripartiti fra i docenti già in servizio con abilitazione specifica od affine o con titolo di studio valido per l’insegnamento della disciplina, anche in considerazione del percorso formativo e dell’acquisizione di competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire».
L’esperienza di questi ultimi anni insegna che, complici i continui tagli del personale, i pochi docenti in servizio nelle scuole italiane all’estero si ritrovano a svolgere sistematicamente un numero di ore settimanale di lezione fino al massimo consentito dall’art. 107 dell’attuale CCNL.
Si è domandato l’estensore del decreto di quali energie dispone – poniamo – alle tre del pomeriggio un docente alla quinta o alla sesta ora di lezione di seguito? Si è domandato chi copre le stesse 5 o 6 ore giornaliere di un docente in malattia? Un docente anch’esso impegnato 5 o 6 ore e magari di un’altra materia con il risultato che le lezioni della materia persa non verranno mai recuperate dagli studenti!
L’art. 22, comma 2 conferma e aggrava tale situazione! Infatti:
1) non esplicita chiaramente il limite orario settimanale;
2) prevede, e quindi obbliga, il docente a impartire insegnamenti per cui è in possesso sic et simpliciter di una non meglio precisata abilitazione «affine» o di vaghe «competenze professionali», a tutto detrimento della qualità complessiva dell’insegnamento oltre che di qualsiasi logica di continuità didattica.

docenti a contratto locale
– art. 30, comma 2: «Nelle scuole all’estero amministrate dallo Stato un numero limitato di insegnamenti obbligatori nell’ordinamento italiano può essere affidato a personale italiano o straniero, residente nel paese ospitante da almeno un anno […] Con decreto del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale […] sono stabiliti […] gli insegnamenti ai quali in ciascuna scuola si applicano le disposizioni del presente comma, nonché i criteri e le procedure di selezione e di assunzione del personale interessato».
Tale disposizione fa venir meno la specificità del personale italiano e rischia di snaturare l’essenza del sistema scolastico italiano. Infatti:
1) i criteri e le procedure di selezione e di assunzione del personale interessato sono fumosi e sembrano porre sullo stesso piano il personale italiano formatosi in Italia, e quello straniero;
2) stabilisce come condizione necessaria la residenza nel paese ospitante da almeno un anno, in aperta contraddizione con la ratio richiamata dalla Relazione illustrativa (pp. 2-3), laddove si legge che la prevista diminuzione a 6 anni del servizio all’estero per il personale di ruolo è dettata dal proposito di assicurare «un’adeguata continuità didattica evitando nel contempo un eccessivo distacco dalla realtà italiana: il personale inviato dall’Italia deve restare espressione del nostro Paese»;
3) attribuisce al MAECI la facoltà di individuare unilateralmente gli insegnamenti sottoposti all’articolo, scavalcando la prerogativa dell’organizzazione della didattica propria dei Collegi dei docenti.

selezione del personale
– art. 18, comma 2d: «il bando disciplina […] le modalità di svolgimento, eventualmente anche telematiche e comunque al di fuori dell’orario delle lezioni, di un colloquio obbligatorio comprensivo dell’accertamento linguistico»; art. 18, comma 4: «Gli elenchi del personale selezionato sono formati ogni sei anni e sono pubblicati sul sito istituzionale del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca».
Entrambi i commi rendono poco trasparenti le procedure di selezione, suscettibili di chiamate dirette del personale da destinare all’estero, così come avviene attualmente con i dirigenti scolastici. Infatti:
1) viene introdotta l’eventualità di un colloquio vagamente definito «telematico», la cui funzione non è affatto chiara, ma presumibilmente alternativa al dichiarato accertamento linguistico e alla preparazione del candidato, dal momento che i commi 2b e 2c già prevedono la presenza rispettivamente di livelli di certificazione linguistica richiesta e di titoli valutabili;
2) le attuali graduatorie sono sostituite con improbabili elenchi da cui attingere discrezionalmente i nominativi del personale da destinare all’estero.

durata del mandato
– art. 20, comma 1: «La permanenza all’estero non può essere superiore, nell’arco dell’intera carriera, a sei anni scolastici consecutivi, incluso quello in cui ha luogo l’effettiva assunzione in servizio all’estero».
La diminuzione e la non ripetibilità del mandato valorizza poco la specifica professionalità dei docenti maturata in ambito estero e nei singoli contesti di destinazione, che viceversa richiede com’è ovvio un certo tempo e che dovrebbe essere tesorizzata con la possibilità della ripetizione del mandato.

Alla luce di tutto ciò, invitiamo pertanto le Commissioni parlamentari che stanno esaminando il decreto a tenere conto delle osservazioni di chi all’estero nel mondo della scuola ci lavora da anni, attuando quel coinvolgimento delle parti che il ministro dell’Istruzione ha auspicato nell’atto di presentazione dello stesso al Consiglio dei ministri, prima della sua definitiva approvazione.

SOTTOSCRIVONO I DOCENTI DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE DI:

ADDIS ABEBA – ASMARA – ATENE – BARCELLONA – ISTANBUL – MADRID – PARIGI – FERNEY VOLTAIRE – NIZZA – LIONE – SAINT GERMAIN EN LAYE

Come far apprezzare lo studio della matematica in un istituto professionale

News da Orizzonte Scuola - 2 ore 16 min fa

La didattica on line si basa sul blog da me sviluppato in 10 anni, quest’anno, considerando gli strumenti che mi ha messo a disposizione la scuola, tutte le classi sono in aula informatica ed ogni ragazzo ha un PC  a sua disposizione.

L’utilizzo della didattica on line mi sta permettendo di poter agganciare ragazzi che escono da un’esperienza profondamente negativa nell’ambito della matematica; la possibilità e la libertà di potersi scegliere la difficoltà dell’esercizio accanto a test on line che premiano la volontà di volersi mettersi in gioco sta creando un clima molto favorevole all’apprendimento della matematica.

La lezione si dipana con una breve introduzione massimo di dieci minuti e successivamente, date le consegne che possono essere dove trovare gli esercizi, dove fare i test on line, continuo a girare tra i banchi rispondendo alle domande, stimolando i ragazzi a sviluppare gli esercizi sul quaderno o se preferiscono a rispondere ai miei post on line.

Nel frattempo i ragazzi possono ascoltare la musica che preferiscono oppure se proprio quel giorno non vogliono assolutamente seguire la lezione possono guardarsi un video: sempre che ciò non diventi la routine.

I test on line sono strutturati in maniera tale che i ragazzi possano farlo tutte le volte che desiderano e scelgono loro l’esito che poi verrà scritto nel registro. I test sono strutturati per livelli con domande per il 6 (obiettivo minimo) e via salendo fino alle domande più complesse. Il voto è pesato a seconda della categoria: quella per il 6 vale un punto, per il 7 due punti fino a 5 punti quelle per il 10.

I test non sono particolarmente difficili ma sono strutturati con risposte multiple, risposte chiuse e risposte ad esclusione; tutto questo per evitare che rispondendo a caso si prenda comunque una sufficienza.

I rischi di una didattica del genere sono molti ma essi si possono evitare se il docente invece che investire il tempo nella tradizionale lezione frontale con gli innumerevoli richiami, soprattutto in ragazzi molto vivaci delle scuole professionali, continua a girare tra le varie postazioni, rispondendo e controllando l’operato.

Considerando che le verifiche possano essere sviluppate in ogni momento la classe si troverà a livelli differenti ma questo permette il concetto di competenze personalizzate. Se un ragazzo è portato per la matematica non ha senso obbligarlo a sentire una lezione noiosissima dell’ennesima ripetizione sulla somma delle frazioni, potrà in maniera quasi autonoma affrontare nuovi argomenti e scegliere di scriversi un post nel blog.

Tale didattica mi sta permettendo di fornire strumenti utili per ragazzi DSA o BES in quanto gli esercizi presenti sono strutturati già all’inizio per livello esplicitando l’obiettivo minimo.

Inoltre se un argomento precedente non è stato “digerito” si può sempre rifare il relativo test o rileggere la teoria o rifare l’esercizio: ognuno con i propri tempi ritmati dal proprio clock e non più quello dell’insegnante o della classe.

Sperando che queste riflessioni possano essere condivise e confrontate, porgo cordiali saluti,

Francesco Bragadin
www.whymatematica.com

Supplenze: nomine infanzia e primaria, chi ha contratto da GI può lasciare per nomina da GaE, lo stipendio è più alto

News da Orizzonte Scuola - 2 ore 24 min fa

Al momento infatti i contratti di supplenza sono stati conferiti con la formula “fino all’avente diritto”, formula che consente di assicurare la didattica ma non dà la certezza della continuità, oppure da GI. Quest’anno in particolare poi le operazioni non si sono potute svolgere nei tempi canonici, al massimo entro Natale (e già è uno scandalo), ma per infanzia e primaria si è andati oltre, a causa delle numerose sentenze di inserimento nelle GaE, che hanno costretto gli uffici a fare e disfare le graduatorie decine di volte.

Ad un certo punto è stato messo un punto fermo e si è deciso di conferire le supplenze annuali. Il Regolamento delle Supplenze (dm 131/07) all’art. 8 comma 3 permette al docente di lasciare, in qualsiasi momento dell’anno scolastico, una supplenza conferita sulla base delle graduatorie d’istituto per accettarne un’altra attribuita sulla base delle graduatorie ad esaurimento.

Pertanto, a seconda quale la tipologia di posto occupato (quante speranze ci sono cioè che si arrivi fino a fine anno scolastico, o la comodità o meno della sede) e della proposta, molti docenti potrebbero accettare il nuovo incarico da GaE lasciando la supplenza da GI. Si consideri anche l’aumento dello stipendio, dato che fino a quando il contratto è fino a avente diritto, si percepisce la retribuzione professionale docenti, ma se il contratto è conferito con data certa dalle Graduatorie di istituto, quest’ultima scompare. La conferma nella nota nota del 17 dicembre 2012

“Si rammenta infine che sia la retribuzione professionale docenti che il compenso individuale accessorio non competono ai supplenti brevi e saltuari. Infatti la Circolare Ministeriale 14 aprile 2000, n. 118, elenca le fattispecie per le quali è previsto il pagamento dei compensi in parola, limitandole essenzialmente ai contratti a tempo indeterminato e determinato purché di durata annuale o sino al termine delle attività didattiche o anche ai contratti stipulati ai sensi dell’art. 40 comma 9 della legge 449/1997”

Con le conseguenze, sulla didattica, che è facile immaginare. Ma dei tempi della burocrazia scolastica non sono certo responsabili gli insegnanti.

Sono convocati tutti i docenti inclusi a pieno titolo nelle Graduatorie provinciali ad esaurimento e i docenti inseriti in esecuzione di ordinanze/decreti del Tar Lazio/Consiglio di Stato che hanno stabilito il diritto alla stipula di contratti (modalità di inserimento W).Gli aspiranti sono convocati in numero superiore rispetto alle disponibilità di posti in previsione di eventuali assenze o rinunce da parte dei candidati.

Le nomine sono sia per posti comuni che di sostegno.

Sul sito dell’Ufficio Scolastico di Udine le disposizioni

Graduatorie ad esaurimento senza nuovi aggiornamenti e cambi provincia, solo questo garantisce l’immissione in ruolo. Lettera

News da Orizzonte Scuola - 2 ore 46 min fa

Mentre, l’aggiornamento della seconda e terza fascia si effettuerà nella prossima primavera. L’ANIEF evidenzia il disallineamento tra le varie fasce negando la possibilità di aggiornare il punteggio e il cambio di provincia, a quei docenti che a seguito dell’aggiornamento ne avrebbero la necessità.

Il gruppo Docenti GaE Puglia, in rappresentanza dei docenti ancora inseriti in GaE, palesano la totale contrarietà in quanto tale operazione andrebbe infatti, a ledere diritti e posizioni in graduatoria acquisiti da migliaia di docenti che non hanno presentato domanda di assunzione straordinaria volontaria nel 2015 attenendosi strettamente a quanto previsto dalla Legge 107.

La blindatura delle Graduatorie ad Esaurimento, infatti, permane una delle poche garanzie per l’immissione in ruolo nelle provincie di inserimento e dunque di appartenenza dei circa 45000 docenti ancora in esse che, hanno con coerenza e attenta valutazione, accettato di attendere pazientemente e con umiltà l’immissione in ruolo in base alle posizioni e ai punteggi dell’ultimo aggiornamento del 2014.

Prof.ssa Antonella Baccaro Docente di Lettere Secondaria di I° e II° Grado.
Docenti GaE Puglia.

Concorso docenti. Anief: un disastro, 10mila vincitori non verranno mai assunti, 7.000 posti persi, manca ancora il 30% delle graduatorie. La tabella

Mi fai un abbraccio? La storia di Sophia “la monella”

News da Orizzonte Scuola - 4 ore 24 min fa

Sophia è una bambina di tre anni curiosa, affamata e indomabile raccontata in un libro che narra le sue marachelle , prodezze, avventure, vacanze, viaggi e scoperte.

E’ figlia di Sonia e Giorgio, due Campani che si innamorano e si sposano dopo una breve convivenza.

Avranno due figli Sophia e Andrea. Un libro allegro e leggero per giovani genitori o aspiranti tali, con un finale che vi farà trattenere il fiato e dove troverete piccole ma interessanti spiegazioni a misura di treenne su come va il mondo

Per acquistare il libro

Insegnare con lo Storytelling, il corso gratuito

News da Orizzonte Scuola - 4 ore 31 min fa

Cosa fa diventare un buon “storyteller”? Lo storytelling è qualcosa che tutti noi facciamo naturalmente, fin dalla giovinezza: qual è la differenza tra una buona e una grande storia?

Su questa direzione si muovono le lezion PIxar che potrai ascoltare. Vai al corso gratuito in lingua inglese

Come si motiva adeguatamente un “affidamento diretto”? Tutte le indicazioni nella “Rivista DSGA al lavoro”!

News da Orizzonte Scuola - 5 ore 37 min fa

Per fare chiarezza su uno degli aspetti modificati dalla normativa, tratteremo accuratamente nel prossimo numero di marzo nella Rivista “DSGA al lavoro” la procedura dell’affidamento diretto.

La rivista offre supporto al DSGA e al personale amministrativo sulla gestione di tutti gli aspetti legati alla gestione amministrativa e contabile dell’Istituto Scolastico, attraverso articoli di taglio pratico-operativo, offrendo spiegazioni chiare per l’applicazione della normativa, consigli pratici e Best Practice.

Ogni numero include, inoltre, una pratica raccolta di documenti (checklist, modulistica, tabelle, …) da fotocopiare e usare immediatamente, e che aiuteranno DSGA e assistenti a mettere in pratica i contenuti degli articoli e a semplificare il lavoro, risparmiando tempo prezioso per altre attività.

Gli articoli proposti in ogni numero rientrano nei seguenti ambiti:

  • Gestione del personale ATA: indicazioni operative per un’efficace organizzazione del personale ATA;
  • Acquisti e utilizzo del Mercato Elettronico della P.A. (MePA): come gestire senza errori le procedure d’acquisto;
  • Contabilità e finanza: adempimenti fiscali, esempi e indicazioni per la compilazione dei modelli contabili;
  • Foundraising: le migliori soluzioni per reperire risorse aggiuntive a quelle in dotazione per l’Istituto;
  • Semplificazioni e dematerializzazione: come favorire i processi di semplificazione delle procedure nella scuola;
  • Controlli, sicurezza e privacy: come prevenire i rischi, adottare le corrette misure di sicurezza e tutelarsi in caso di ispezioni.

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Continuità servizio docenti ruolo: quanti punti, come calcolarli, differenza tra mobilità a domanda e d’ufficio. Le FAQ

News da Orizzonte Scuola - 5 ore 52 min fa

Pertanto, è escluso dal conteggio sia il periodo di servizio pre ruolo sia il periodo coperto da decorrenza giuridica retroattiva della nomina, ma anche quello di decorrenza economica prestato però su sede provvisoria.

Esempio

Docente entrata in ruolo nel 2008/09 (sede provvisoria) e ottiene la sede definitiva nel 2009/10 (anche se è la stessa in cui ha svolto l’anno di prova) rimasta nella stessa scuola senza aver mai ottenuto assegnazione provvisoria o trasferimento (provinciale o interprovinciale), la continuità è:

  • 2009/10 (sede definitiva); 2010/11 2011/12 2012/13 2013/14 2014/15 2015/16.
  • Non si conta l’anno in corso.

Punteggio di continuità nella graduatoria interna di istituto 16 pp. (5×2= 10 + 3×2= 6 punteggio che viene attribuito anche nel trasferimento a domanda).

NOTA BENE:

  • Negli istituti con corsi diurni e serali, la continuità va riferita alla diversa tipologia di organico.
  • Per i docenti il servizio deve essere stato prestato nella stessa tipologia di posto (comune o sostegno).
  • Per l’attribuzione del punteggio devono concorrere, per gli anni considerati, la titolarità nel tipo di posto (comune ovvero sostegno a prescindere dalla tipologia di disabilità) o – per le scuole ed istituti di istruzione secondaria di I e II grado ed artistica – nella classe di concorso di attuale appartenenza e la prestazione del servizio presso la scuola o plesso di titolarità.
  • Per i docenti titolari di posti per l’istruzione e la formazione dell’età adulta attivati presso i Centri Territoriali ai fini dell’assegnazione del punteggio per la continuità del servizio, va fatto riferimento alla titolarità del posto per l’istruzione e la formazione dell’età adulta a suo tempo individuati a livello di distretto.
  • Per i docenti titolari in istituti in cui sono presenti corsi serali e, analogamente, per i docenti titolari in corsi serali la continuità didattica è riferita esclusivamente al servizio prestato sullo stesso tipo organico di titolarità (o diurno o serale).

COME VIENE CALCOLATA LA CONTINUITÀ PER IL DOCENTE CHE CHIEDE TRASFERIMENTO O PASSAGGIO DI CATTEDRA E DI RUOLO?

Nella mobilità a domanda la continuità si riconosce per un servizio effettivo di almeno tre anni prestato nella scuola di attuale titolarità o di incarico triennale, attribuendo:

  • 2 pp. per ciascun anno sino al quinto
  • 3 pp. per ogni anno successivo al quinto senza soluzione di continuità.

Considerando che non viene calcolato l’anno in corso, per avere il minimo punteggio di continuità (6 pp.) quello in corso deve essere il quarto anno prestato nella stessa scuola.

Es.

Titolarità definitiva il 2013/14; Poi si contano il 2014/15; 2015/16. Il 2016/17 non si conta.

COME VIENE CALCOLATA LA CONTINUITÀ PER IL DOCENTE AI FINI DELLA GRADUATORIA INTERNA DI ISTITUTO?

Nella graduatoria interna di istituto ai fini dell’individuazione del personale soprannumerario, la continuità si riconosce per ogni anno (a prescindere dal vincolo del triennio che è valido solo per i trasferimenti a domanda) di servizio prestato nella scuola di attuale titolarità o di incarico triennale, attribuendo:

  • 2 pp. per ciascun anno sino al quinto
  • 3 pp. per ogni anno successivo al quinto senza soluzione di continuità.

Anche in questo caso non va valutato l’anno scolastico in corso (2016/17) al momento di presentazione della domanda.

Pertanto, un docente titolare nella scuola dal 2015/16 avrà già 2 pp. di continuità. Lo stesso docente, se presenterà domanda volontaria di trasferimento non avrà invece alcun punteggio di continuità.

QUALI SONO IN CASI IN CUI SI INTERROMPE LA CONTINUITÀ?

  • Quando la durata del servizio riferito a ciascun anno scolastico, abbia avuto una durata inferiore a 180 giorni.
  • Per i periodi trascorsi dal personale docente di ruolo per la frequenza di dottorati di ricerca, borse di studio ai sensi dell’art. 2 della legge 13.8.1984 n. 476, assegni di ricerca, ricercatore a TD.
  • Per trasferimento da sostegno a posto comune o viceversa (anche se nella stessa scuola).
  • Il punteggio non spetta nel caso di assegnazione provvisoria (provinciale o interprovinciale) e di trasferimento annuale salvo che si tratti di docente trasferito nell’ottennio quale soprannumerario che abbia chiesto, in ciascun anno dell’ottennio medesimo, il rientro nell’istituto di precedente titolarità.
  • Per la scuola primaria e per la scuola dell’infanzia il trasferimento ottenuto precedentemente all’introduzione dell’organico funzionale tra plessi dello stesso circolo interrompe la continuità di servizio.

QUALI SONO I CASI IN CUI NON SI INTERROMPE LA CONTINUITÀ?

Il punteggio della continuità spetta anche:

  • anche ai docenti comandati in istituti diversi da quello di titolarità su cattedre ove si attua la sperimentazione a norma dell’art. 278 del D.L.vo n. 297/94;
  • ai docenti utilizzati a domanda o d’ufficio, sui posti di sostegno anche in scuole o sedi diverse da quella di titolarità;
  • ai docenti della scuola primaria utilizzati come specialisti per la lingua straniera presso il plesso o fuori del plesso di titolarità;
  • ai docenti utilizzati in materie affini ed ai docenti che prestano servizio nelle nuove figure professionali di cui all’art. 5 del D.L. 6.8.1988, n. 323 convertito con modificazioni nella legge 6.10.1988, n. 426.
  • ai docenti utilizzati a domanda o d’ufficio ai sensi dell’art. 1 del D.L.vo n. 35/93, in ruolo o classe di concorso diversi da quelli di titolarità (comprese le utilizzazioni nei Licei musicali).
  • Ai docenti esonerati dal servizio previsti dalla legge per i componenti del Consiglio Nazionale della P.I. e del Consiglio Superiore della P.I.
  • non deve essere considerata interruzione della continuità del servizio nella scuola di titolarità la mancata prestazione del servizio per un periodo di durata complessiva inferiore a 6 mesi in ciascun anno scolastico.

L’anzianità di servizio ai fini del calcolo degli anni di continuità nella stessa scuola va attribuito anche in tutti i casi in cui il periodo di mancata prestazione del servizio nella scuola o plesso di titolarità è riconosciuto a tutti gli effetti dalle norme vigenti come servizio validamente prestato nella medesima scuola.

In particolare, il punteggio per la continuità del servizio deve essere attribuito nel caso di assenze per i seguenti motivi:

  • per malattie; per gravidanza e puerperio, compresi i congedi di cui al D.L.vo n. 151/01 (congedi parentale e per malattia del figlio anche se non retribuiti);
  • per servizio militare di leva o per il sostitutivo servizio civile;
  • per mandato politico ed amministrativo;
  • nel caso di utilizzazioni, di esoneri dal servizio previsti dalla legge per i componenti del CNPI, di esoneri sindacali, di aspettative sindacali ancorché non retribuite;
  • per incarico della presidenza di scuole secondarie;
  • per esonero dall’insegnamento dei collaboratori dei dirigenti scolastici;
  • per esoneri per la partecipazione a commissioni di concorso;
  • per collocamento fuori ruolo ai sensi della legge 23.12. 1998, n. 448, art. 26, comma 8 per il periodo in cui mantengono la titolarità ai sensi del D.L. 28/8/2000, n. 240, convertito con modificazioni nella legge 27/10/2000, n. 306;
  • per il servizio prestato nelle scuole militari nonché per il periodo di servizio prestato nei progetti previsti dall’art 1 comma 65 della legge 107/15.
  • per la scuola primaria il trasferimento tra i posti dell’organico funzionale (comune e lingua) nello stesso circolo non interrompe la continuità di servizio.
  • non costituisce soluzione di continuità l’introduzione dell’organico unico dell’autonomia, con l’automatica attribuzione della titolarità su codice unico in tutte le situazioni in cui era distinto.

COME VIENE CALCOLATA LA CONTINUITÀ NEL COMUNE?

Viene attribuito 1 p. per la continuità di servizio nel comune di attuale titolarità. Tale punteggio è assegnato solo nella graduatoria interna di istituto.

Il punteggio della continuità, in riferimento al servizio prestato nella scuola di attuale titolarità o di incarico triennale, però, non si cumula, per lo stesso anno scolastico, con l’eventuale punteggio attribuito per la continuità nel comune ove è situata la scuola di attuale titolarità.

A tal proposito il docente deve dichiarare di aver prestato ininterrottamente servizio nello stesso comune di titolarità, conservandone la titolarità in altre unità scolastiche dello stesso, negli anni scolastici immediatamente precedenti a quelli già dichiarati.

ES.

Docente in servizio preso la scuola “Vivaldi” di Catanzaro negli anni 2014/15 e 2015/16.

Lo stesso docente ha svolto dall’anno 2011/12 al 2013/14 servizio ininterrotto nella scuola “Casalinuovo” sempre nel Comune di Catanzaro.

Tale docente avrà 4 pp. di continuità nella scuola (2014/15 e 2015/16); 3 pp. di continuità nel comune (dal 2011 al 2014).

Mobilità

Pubblica amministrazione, 2015 assenti 1 dipendente su 2. Più malati in centro Italia. Più assenze di un giorno rispetto al privato. Licenziati 280 “furbetti”

News da Orizzonte Scuola - 6 ore 30 min fa

Lo scostamento maggiore tra i due settori riguarda le assenze per malattia di un giorno. Infatti, se nel pubblico costituiscono il 25,7% delle assenze totali, nel privato sono il 12,1%. Quelle da 2 a 3 giorni, invece, si avvicinano (32,1% del totale nel privato e 36,5% nel pubblico), mentre tra i 4 e i 5 giorni di assenza avviene il “sorpasso”; 23,4% nel privato contro il 18,2% del pubblico.

In aumento le assenze nel settore pubblico nell’arco degli ultimi tre anni, con un +11,9%, con punte che superano il 20% in Umbria e Molise.

Nel privato, invece, in ben 9 realtà territoriali si registra un calo: in Calabria e in Sicilia addirittura del 6%. Nel periodo analizzato il dato medio nazionale è aumentato solo dello 0,4%

Sul fronte dei licenziamenti, invece, si nota che nel 2015 sono saliti a 280: 53 in più rispetto al 2014. Di questi 280 (pari a meno dello 0,01 cento del totale degli occupati nel pubblico impiego), 108 dipendenti sono stati lasciati a casa per assenze ingiustificate o non comunicate, 94 per reati, 57 per negligenza, 20 per doppio lavoro e infine 1 per irreperibilità a vista fiscale.

Renzi diventa insegnante alla Stanford University

News da Orizzonte Scuola - 6 ore 47 min fa

Renzi terrà un corso presso l’Università americana i cui ex alunni hanno creato realtà importanti della Silicon Valley, dalla Apple a Google e a Yahoo!

D’altronde Renzi si è sempre posto come comunicatore capace e grande utilizzatore dei social a partire da Twitter.

Mobilità per insegnanti di sostegno: disposizioni generali, quali domande si possono presentare?

News da Orizzonte Scuola - 7 ore 3 min fa

Come chiarisce l’art.23 comma 4 dell’ipotesi di CCNI 2017/18, i posti di tipo speciale, di sostegno o ad indirizzo didattico differenziato possono essere assegnati per trasferimento solo agli insegnanti in possesso del corrispondente titolo di studio e specializzazione.

Il comma 7 conferma l’obbligo di permanenza quinquennale in questa tipologia di posto:

Il trasferimento ai posti di tipo speciale, ad indirizzo didattico differenziato e di sostegno comporta la permanenza per almeno un quinquennio a far data dalla decorrenza del trasferimento su tali tipologie di posti

Quest’obbligo di permanenza quinquennale su sostegno non viene applicata nei confronti dei docenti soprannumerari trasferiti a domanda condizionata da posto comune a posto di sostegno. Questi docenti, quindi, conservano titolo alle precedenze di cui all’art. 13 punti II) e V) dell’ipotesi di CCNI.

Le precedenze citate si riferiscono al personale trasferito d’ufficio negli ultimi otto anni richiedente il rientro nella scuola o istituto di precedente titolarità (punto II) e al personale trasferito d’ufficio negli ultimi otto anni richiedente il rientro nel comune di precedente titolarità (punto V)

Nel calcolo del quinquennio esiste un’intercambiabilità nell’ambito delle seguenti tipologie di servizio: scuole speciali, posti di sostegno, scuole a indirizzo didattico differenziato. Come chiarisce il comma 7 del succitato art.23, infatti, “Per i docenti provenienti dai ruoli delle scuole speciali il servizio prestato nelle predette scuole è considerato utile ai fini del compimento del quinquennio su posto di sostegno, e viceversa. Tale disposizione è riferita anche al personale titolare su posti ad indirizzo didattico differenziato, alla luce della interpretazione sistematica di quanto previsto alla prima parte del presente comma.”

Nel computo del quinquennio, inoltre, viene valutato anche l’anno scolastico in corso e viene incluso l’eventuale anno di decorrenza giuridica derivante dalla applicazione del decreto legge n. 255, del 3 luglio 2001, convertito in legge n. 333 del 20 agosto 2001, art. 1, comma 4-bis.

Il vincolo quinquennale condiziona, quindi, i docenti di sostegno in relazione alle tipologie di domande che possono presentare.

Diverse saranno, quindi, le possibilità a seconda che il docente abbia superato il vincolo quinquennale o non abbia ancora terminato il quinquennio.

DOCENTI NEL VINCOLO QUINQUENNALE

Quali domande possono presentare?

1- Domanda di trasferimento sempre sul sostegno sia provinciale che interprovinciale

Possibilità chiarita esplicitamente nel comma 9:

L’insegnante titolare di posto speciale o ad indirizzo didattico differenziato o di sostegno che non ha terminato il quinquennio di permanenza può chiedere il trasferimento solo per la medesima tipologia di posto ovvero per altra tipologia di posto speciale, di sostegno o ad indirizzo didattico differenziato per accedere alla quale possegga il relativo titolo di specializzazione”

2- Domanda di passaggio di ruolo sempre sul sostegno

Come chiarisce il comma 11 dello stesso art.23:

I docenti titolari su posto di sostegno, pur se soggetti al vincolo quinquennale, possono partecipare alle operazioni di mobilità per passaggio di ruolo su posti di sostegno di ordine e grado diversi

I docenti di sostegno che non abbiano terminato il quinquennio di permanenza possono chiedere passaggio di ruolo solo su posti di sostegno e non possono chiedere, ovviamente, di partecipare ai passaggi di ruolo su posti di tipo comune e su classi di concorso, fino al compimento del quinquennio.

I docenti che ottengono il passaggio di ruolo su posti di sostegno hanno l’obbligo di permanervi per un quinquennio

DOCENTI CHE HANNO SUPERATO IL VINCOLO QUINQUENNALE

Quali domande possono presentare?

1- Domanda di trasferimento sia sul sostegno che su posto comune, sia provinciale che interprovinciale

2- Domanda di passaggio di cattedra

3- Domanda di passaggio di ruolo sia su sostegno che su posto comune

Per questa categoria di docenti, quindi, non ci sono limitazioni alle possibili domande da presentare, come chiarisce bene il comma 10 dello stesso art.23:

L’insegnante titolare di posto speciale o di sostegno o ad indirizzo didattico differenziato che ha terminato il quinquennio di permanenza può chiedere il trasferimento tanto per posti comuni quanto per posti speciali o ad indirizzo didattico differenziato ovvero di sostegno, per accedere ai quali possegga il relativo titolo di specializzazione.”

DOCENTI NEO-IMMESSI IN RUOLO SUL SOSTEGNO

Quali domande possono presentare?

Si tratta di docenti nel vincolo quinquennale, quindi potranno partecipare alla mobilità soltanto per la tipologia di posto per il quale hanno avuto l’immissione in ruolo.

Questi docenti potranno, quindi, chiedere trasferimento solo sul sostegno

Coloro che non hanno ancora superato l’anno di prova non potranno partecipare alla mobilità professionale sul sostegno e, quindi, non potranno presentare domanda di passaggio di ruolo.

Le disposizioni specifiche sono inserite nell’art.23 dove viene fatta una distinzione tra gli insegnanti delle scuole dell’Infanzia e Primaria e i docenti della Secondaria I e II grado.

Nel comma 12 vengono presi in considerazione gli insegnanti delle scuole dell’Infanzia e Primaria per i quali si stabilisce quanto segue:

Gli insegnanti delle scuole dell’infanzia e primarie immessi in ruolo per l’insegnamento su posti di tipo speciale, di sostegno o ad indirizzo didattico differenziato possono presentare domanda di trasferimento, solo per posti di tipo corrispondente a quello per il quale è stata disposta la nomina, ovvero per altra tipologia di posto speciale o di sostegno per il cui accesso posseggano il relativo titolo di specializzazione”

Il comma 13 riguarda, invece, i docenti della Secondaria I e II grado:

“I docenti di ruolo della scuola secondaria di I e II grado possono indicare esclusivamente preferenze relative a posti di sostegno se la loro nomina in ruolo è stata disposta per effetto di disponibilità di posto di sostegno per il quale sono in possesso del prescritto titolo di specializzazione”

In relazione ai trasferimenti provinciali, sia a domanda che d’ufficio, da sostegno a posto comune e viceversa, questi movimenti non modificano il numero dei posti globalmente disponibili in provincia, ma possono variarne la tipologia. Questo potrebbe avere come conseguenza una insufficiente disponibilità di posti per i docenti in attesa di sede definitiva, come chiarisce il comma 1 dell’art.23: “Pertanto, al momento di assegnare la sede definitiva ai docenti in attesa di sede, possono non essere disponibili tutti i posti della stessa tipologia di nomina dei senza sede, che invece risultavano disponibili all’inizio delle operazioni di mobilità”

Tale situazione potrebbe avere conseguenze anche spiacevoli per i docenti che hanno ottenuto il trasferimento richiesto con una possibile rettifica del movimento ottenuto, disposizione prevista nello stesso comma 1 succitato:

“Qualora, per effetto dei trasferimenti disposti venga ad essere modificata la tipologia dei posti di scuola speciale, di sostegno e ad indirizzo didattico differenziato eventualmente indicata nei bandi di concorso, gli uffici scolastici territorialmente competenti possono procedere alla rettifica puntuale dei singoli trasferimenti effettuati sui posti predetti, al fine di garantirne l’effettiva disponibilità per le nomine dei vincitori”

Per quanto concerne i trasferimenti interprovinciali, prima di disporre i movimenti è indispensabile, come stabilisce il comma 2, tener conto degli esuberi riguardanti gli insegnanti di sostegno per i quali, in mancanza di altri posti disponibili, si potrebbe procedere ad un trasferimento d’ufficio anche su posto comune: “Nel corso dei movimenti interprovinciali si deve altresì tener conto delle unità di personale perdente posto di scuola speciale o ad indirizzo didattico differenziato e di sostegno, che non potendo essere trasferite d’ufficio sulla medesima tipologia di posto di insegnamento o su altra tipologia corrispondente per mancanza di disponibilità, devono essere sistemate su posti di tipo comune”

Non è possibile, invece, disporre d’ufficio il movimento inverso da posto comune a sostegno.

Come chiarisce l’art.22 comma 11, infatti, per l’assegnazione su posto di sostegno il docente deve fare esplicita richiesta: “I trasferimenti d’ufficio non sono disposti da classi di concorso a posti costituiti con attività di sostegno per i docenti titolari su classi di concorso, atteso che l’assegnazione “ex novo” su detti posti presuppone necessariamente la disponibilità del docente”

Tutto sulla mobilità

Reclutamento. Il Mida chiede al Governo un concorso straordinario e corso abilitante riservato

News da Orizzonte Scuola - 8 ore 12 min fa

E’ stato un momento decisamente importante e significativo di confronto, da cui è emerso un dato di straordinaria incontrovertibilità: il mondo della scuola ha mostrato la sua totale coesione e compattezza nelle principali istanze che sono state dignitosamente avanzate e garbatamente sottoposte all’attenzione delle varie forze politiche e istituzionali.

Tenace, incisivo e straordinariamente appassionante l’intervento del movimento Mida-precari che, attraverso le sue esponenti, ha ribadito la necessità intrinseca e stringente di restituire dignità e professionalità all’intero corpo docente, vilipeso e tristemente maltrattato dalla sordità estenuante delle varie forze politiche e da un concorso bislacco che ha palesato, senza troppe ombre, le numerose falle che hanno finito con il deprimere piuttosto che valorizzare le competenze e la professionalità acquisita sul campo dai docenti.

Circa la seconda fascia, il Mida ha ragionevolmente proposto, in linea con gli altri gruppi, un concorso straordinario e non ordinario, vista la transitorietà del piano di reclutamento propinato dal governo; un concorso volto a graduare e non selezionare l’accesso ai ruoli, visto e considerato che parliamo di un personale già altamente qualificato, provvisto dei doverosi titoli di studi e soprattutto dell’esperienza professionale acquisita nelle aule scolastiche. In merito alla terza fascia, il Mida ha ribadito con energico vigore l’esperienza professionale maturata dai docenti sul campo, un tesoro di inestimabile valore, non dimentichiamolo. Ergo ,il governo deve prospettare una modalità equa e rispettosa dei diritti acquisiti, affinché i docenti di terza fascia possano ottenere il riconoscimento morale prima ancora che giuridico della loro professionalità maturata nel corso dei vari anni: il passaggio dalla terza alla seconda fascia con un percoso riservato di abilitazione.

Tra le altre cose, esiste una specifica normativa europea che prevede il diritto all’abilitazione per tutti coloro che hanno maturato i tre anni di servizio. Occorre trovare una soluzione immediata ed efficace che ridia speranza e dignità a quel segmento invisibile del corpo-docente che, da troppi anni, rappresenta la linfa vitale e l’ossatura del sistema scuola. E’ arrivato il momento di guardare in faccia la realtà . Un grazie speciale al Mida che offre sostegno immediato, continuativo e costante all’intera classe dei docenti, seconda e terza fascia, rimarcando con emozionante orgoglio, che il MIDA nasce come movimento di terza fascia e invitando tutti i colleghi a ricordare, con consapevole atteggiamento, la loro provenienza.

Concludiamo con l’auspicio che la forza, la determinazione, l’impegno, la passione dell’intero coordinamento possano conseguire i risultati sperati e possano contribuire a ridare speranza e dignità ad una classe, quella dei docenti, fin troppo martoriata e ingiustamente ferita e che è destinata a svolgere un ruolo cruciale nella società: educare i giovani e formare la futura classe dirigente.

Prof.ssa Sara Mottola.

Il 16° convegno internazionale dell’ADi lancia nuove ardite condizioni per l’innovazione nella scuola pubblica

News da Orizzonte Scuola - 8 ore 25 min fa

Tracce della scuola che verrà. Dopo una panoramica delle scuole più innovative a livello internazionale, verrà esposta da Carlo Marzuoli, ordinario di diritto amministrativo all’università di Firenze, la proposta di legge dell’ADI che consente ai docenti e dirigenti scolastici, che ancora hanno voglia di mettersi in gioco, di costruire una scuola che ponga al centro gli studenti e abbandoni definitivamente il modello organizzativo del secolo scorso.

La posta in gioco, ormai chiara, è la stessa sopravvivenza dell’istituzione pubblica, destinata ad essere fagocitata dal mercato, se non saprà cogliere i pressanti cambiamenti globali in atto. Una proposta, quella dell’ADi di grandissima autonomia nella gestione dei curricoli e nel rapporto di lavoro degli insegnanti, una scuola liberata dai ciarpami della burocrazia, non autoreferenziale e in stretto rapporto con il mondo esterno.

Fra le scuole presenti al convegno ci sarà la famosissima High Tech High di San Diego, California, nota in tutto il mondo per avere costruito con successo un apprendimento che collega mente, mano e virtuale. Ci sarà la berlinese ESBZ, la scuola senza voti e senza aule, salita agli onori della cronaca anche in Italia. Poi le scuole in Danimarca, il Paese più felice del mondo, dove si curano le emozioni, la socializzazione, il benessere degli alunni tanto quanto l’apprendimento. E ancora le “scuole internazionali” e i loro programmi, a cui dovrebbero ispirarsi i nuovi licei quadriennali. E tante altre relazioni, che insieme indicheranno i nuovi paradigmi dell’istruzione in questo secondo decennio del 21°secolo.

Alessandra Cenerini

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