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Ernesto Pellecchia è il nuovo direttore generale dell’USR della Liguria

News da Orizzonte Scuola - 1 ora 25 min fa

Si insedierà il 4 settembre prossimo nell’ufficio lasciato libero il maggio scorso da Rosaria Pagano che è andata in pensione.

Pellecchia, laureato in giurisprudenza, con due master, ha iniziato a lavorare al ministero dell’Istruzione nel 1987 e ha ricoperto ruoli apicali negli uffici scolastici della Toscana, fino a diventare vice direttore regionale: nel 2012 è stato nominato direttore regionale dell’Abruzzo.

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Maria Giovanna Sandri (Sinistra Italiana): FIT, un’altra ingiustizia della Buona Scuola

News da Orizzonte Scuola - 1 ora 35 min fa

Questo decreto (anticipato prima dalla Buona Scuola, poi dal D.L. 59/2017) prevede che, per partecipare al nuovo concorso FIT (percorso di formazione iniziale, tirocinio e inserimento nella funzione di docente) abilitante all’insegnamento, i candidati posseggano come prerequisito almeno 24 Crediti Formativi Universitari afferenti alle discipline antropo-psico-pedagogiche: la “novità” sarebbe stata introdotta – a detta di chi la Buona Scuola l’ha scritta (Partito Democratico in testa)-, per risolvere l’annoso problema della didattica, ovvero far sì che i futuri insegnanti acquisiscano abilità legate all’insegnamento e, più in generale, allo stare in classe. Ebbene, con il DM 24 CFU pubblicato pochi giorni fa la ministra Fedeli traccia le regole mediante le quali questi 24 crediti possono essere acquisiti: si tratta di un atto legislativo profondamente ingiusto, da più punti di vista.

Va innanzitutto premesso che il provvedimento è del tutto inutile. Al di là del fatto che il percorso FIT già prevede un primo anno interamente dedicato allo studio delle discipline legate alla didattica, alla psicologia e alla pedagogia (con tanto di prova finale), i settori scientifico-disciplinari individuati nel decreto comprendono al loro interno discipline che nulla hanno a che fare con la didattica (si passa dall’esame di “Storia delle tradizioni enogastronomiche” a quello di “Fondamenti d’infermieristica”). Contrariamente a quanto annunciato dai promotori della Buona Scuola, l’obbligo degli studenti ad acquisire crediti che nulla hanno a che fare con le discipline che andranno a insegnare andrà sicuramente a discapito della preparazione dei futuri insegnanti, che durante il loro percorso universitario opteranno inevitabilmente per gli esami antropo-psico-pedagogici necessari per partecipare al concorso, piuttosto che approfondire le materie delle singole classi concorsuali.

All’inutilità del decreto si aggiungono anche fortissimi elementi di ingiustizia sociale. Il DM è retroattivo, dunque riguarda anche coloro che hanno già terminato il percorso universitario e che si sono iscritti ad esso con altre regole, ovvero con la convinzione che avrebbero potuto partecipare ai concorsi abilitanti previo il solo possesso dei crediti disciplinari indicati dalle tabelle ministeriali per ciascuna classe. Ciò significa che, mentre gli studenti ancora iscritti non dovranno pagare per sostenere questi esami aggiuntivi, i neolaureati dovranno invece sostenere interamente i costi per l’acquisizione dei CFU. In riferimento a ciò, è ridicolo che i promotori del decreto si pregino di aver stabilito un massimale di 500,00 euro per l’erogazione di questi esami, quando mediamente gli Atenei richiedono una somma inferiore per il sostenimento di 24 crediti attraverso corsi singoli (ad esempio l’Università di Bari 210 €, quella di Palermo 290 €, Roma Tre 300 €, Milano, Verona e Padova 400€ c.a.). Il massimale è peraltro valido per le sole istituzioni statali, dunque quelle private potranno continuare a proporre i loro “pacchetti” d’esami da diverse migliaia di euro in tutta tranquillità, come abbiamo visto accadere negli scorsi mesi (mentre la possibilità di ottenere 12 dei 24 CFU in via telematica è un palese regalo alle università on-line).

Gli scopi reali del DM 24 CFU varato dal Partito Democratico sono insomma fin troppo evidenti: promuovere un’inconsistente propaganda elettorale sul tema della didattica, scoraggiare la partecipazione ai concorsi – riducendo la platea degli abilitati – e fare cassa. Il problema è che tutto questo viene fatto sulla pelle dei neolaureati, già ampiamente massacrati da un Paese in cui diritto allo studio e diritto al lavoro non esistono; un esercito di giovani uomini e donne precari, a cui il sistema universitario ha richiesto tanto in termini di sforzo economico e promesso altrettanto, e che oggi si destreggiano tra stage e tirocini gratuiti, i più fortunati in rapporti di lavoro occasionale a 4 o 5 € l’ora.
Si tratta, insomma, dell’ennesima ingiustizia prodotta dalla Buona Scuola che è necessario revisionare completamente.

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Per una valutazione oggettiva e realistica occorrono nuovi strumenti. Lettera

News da Orizzonte Scuola - 2 ore 4 min fa

Tuttavia, in pochi si soffermano su un dato fondamentale: pur essendo a livello europeo il paese con il livello più basso di competenze in Italiano e Matematica e con il minor numero di diplomati, in tutt’Italia, nel corrente anno scolastico, è stato promosso il 99,8 per cento degli alunni negli esami di terza media e il 99,5 negli esami di maturità.
Da queste previe considerazioni si evince che il percorso scolastico italiano è molto complesso, articolato, accidentato, a tratti contraddittorio, e richiede non estemporanee considerazioni, ma una attenta analisi dal punto di vista normativo, culturale, scientifico, pedagogico e professionale.
Diversi gli interrogativi che potrebbero essere oggetto di riflessione: come mai i risultati si ribaltano passando da una valutazione oggettiva, standard ad una soggettiva e discrezionale? Perché i criteri di valutazione variano da Nord a Sud? Come è possibile spiegare percentuali altissime di promozioni, quando le recenti indagini ci dicono che in Italia si legge poco o niente e il 40 per cento della popolazione legge senza capire ciò che legge? Perché i docenti sono più propensi a promuovere e non a bocciare?
Per rispondere a queste domande bisogna, necessariamente, far riferimento alla normativa vigente, ai diversi contesti educativi e ai parametri valutativi utilizzati e adottati nelle varie scuole.
La valutazione degli alunni è disciplinata dall’art. 3 della legge 169/2008, dal DPR 122/99 e, recentemente, dallo schema di decreto sulla valutazione degli alunni (Atto Governo n. 384/2017).
Nella Scuola Primaria l’eventuale non ammissione deve avere carattere eccezionale, deve essere motivata e, comunque, essere assunta all’unanimità. Nella Scuola Secondaria di Primo Grado gli alunni devono conseguire la sufficienza in ogni disciplina nonché nel comportamento. L’eventuale decisione di non ammissione alla classe successiva o all’esame è, comunque, assunta a maggioranza da parte dei componenti del consiglio di classe. Nella Scuola Secondaria di Secondo Grado, nei confronti degli alunni che presentano un’insufficienza non grave in una o più discipline, il consiglio di classe prima dell’approvazione dei voti procede ad una valutazione sulla possibilità che lo studente superi la carenza formativa in tempi e modi predefiniti.
Nei confronti degli studenti nei quali sia accertata la carenza formativa, il consiglio di classe sospende lo scrutinio, prevedendo la sua effettuazione prima dell’inizio dell’anno scolastico successivo.
Nell’Atto di Governo n. 384/2017, la sufficienza non è più riferita alle singole discipline, ma al complessivo andamento degli apprendimenti (media di sei/10), la valutazione ha essenzialmente finalità formativa, non riguarda solo l’esito, ma anche il processo.
Da ciò si evince che la valutazione deve avere come parametro valutativo una determinata concezione dell’educazione della scuola e dei suoi metodi e, soprattutto, una visione dell’uomo e della società che va al di là dell’ambito scolastico e necessita, perciò, di un continuo controllo per verificarne il suo razionale procedimento ed i suoi risultati.
In pratica, le attività scolastiche si differenziano dalle altre attività perché finalizzate non a determinati risultati esterni funzionali all’inserimento nel mondo della produzione (acquisizione di specifiche competenze), ma alla completa ed armonica realizzazione di ciascun alunno. La selezione e la discriminazione non si esercitano più su di lui, ma sulle attività e sui metodi impiegati.
Una valutazione così intesa, non ha per oggetto il semplice profitto scolastico, ossia, il rendimento dell’alunno in ciascuna materia, non riguarda più l’accertamento dell’esistenza o meno del livello raggiunto per selezionare o discriminare l’alunno o eliminarlo (bocciatura). Lo scopo della valutazione è il suo incremento globale, mira, cioè, a porre in rilievo il comportamento dell’alunno in occasione di particolari attività, ad abituarlo ad autovalutarsi per dare significato alle sue azioni.
Pertanto, al docente viene chiesto di possedere in modo eminente la capacità di mettere in rilievo lo sforzo compiuto dall’alunno rispetto al suo punto di partenza e, quindi, la sua volontà di apprendimento. Inoltre, nella valutazione del programma di lavoro, il compito dell’insegnante non si risolve solo nella scelta dei contenuti, ma nel loro adattamento alle reali possibilità di ciascun alunno.
Questo ci fa capire, come giustamente ha precisato la presidente dell’Invalsi, che i test Invalsi, in quanto valutazione standard, sono cosa ben diversa dagli esami di maturità che, a livello valutativo, devono necessariamente prendere in considerazione diversi elementi.
I test sul modello Invalsi nascondono il pericolo della selezione, tanto più insidiosa quanto più mascherata di scientificità, mentre la valutazione educativa nasce come esigenza all’interno di un percorso formativo che è in stretta correlazione con lo sviluppo della personalità attraverso la mediazione della cultura.
Queste considerazioni potrebbero essere sufficienti per spiegare apparenti incongruenze o disparità valutative e, soprattutto, per scongiurare inutili contrapposizioni territoriali, battaglie tra poveri (docenti bravi e docenti meno bravi) e guerre etniche tra Nord e Sud.
Fino a quando non vi saranno interventi normativi chiari in grado di fornire gli strumenti per una valutazione oggettiva e realistica e soddisfare il bisogno di educazione di tutti i ragazzi, anche di quelli in difficoltà, i docenti preferiscono dormire sonni tranquilli e ridurre al minimo gli aspetti competitivi e selettivi della valutazione.

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Piano di dimensionamento in Veneto: non più del 30% di stranieri in classe, non si chiudono i plessi montani

News da Orizzonte Scuola - 2 ore 13 min fa

Il piano di dimensionamento della scuola veneta per il 2018-19 prevede che nessun plesso di montagna venga chiuso; nessuna chiusura neanche nelle aree a bassa densità demografica, come laguna e delta del Po. Il ricorso alla flessibilità in deroga al limite minimo di alunni iscritti e le compensazioni tra scuole a livello provinciale consentiranno alle scuole dei piccoli comuni montani e delle isole di istituire classi anche di soli 10 alunni.

Per evitare il dimensionamento occorre che siano iscritti non meno di 600 alunni per istituzione scolastica (soglia che si abbassa a 400 per le aree montane e ad analoga fragilità demografica e territoriale), con livello tendenziale assestato attorno ai 900 iscritti e con la possibilità di raggiungere anche i 1200 o 1400 iscritti per gli istituti comprensivi nelle aree metropolitane o quelli di secondo grado che prevedano laboratori, officine e beni strutturali di alto valore tecnologico o artistico.

Nella composizione delle classi la presenza degli alunni stranieri non dovrà superare il 30 per cento. Alcune possibilità di deroga sono previste a favore degli alunni stranieri nati in Italia o per ragioni di continuità didattica o di organizzazione della scuola.

Anche la presenza di Centri per l’istruzione degli adulti (CPIA) viene limitata al numero di 7, uno per ogni provincia. Nel programmare l’offerta formativa, l’eventuale attivazione di nuovi indirizzi dovrà risultare compatibile con gli spazi scolastici e coerente con l’offerta formativa esistente,nonchè con le esigenze e le opportunità del territorio.

Il piano di dimensionamento scolastico e di programmazione dell’offerta formativa sarà presentato alle Province e alla Città metropolitana entro il 23 settembre e sarà approvato dalla Giunta, previo ascolto delle istituzioni interessate entro il prossimo 29 dicembre.

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UDU, nuovi dati MIUR sui laureati: serve investire abbandonando logica premiale!

News da Orizzonte Scuola - 2 ore 56 min fa

Pur essendo i dati su anno solare disponibili solamente dallo scorso anno (quelli con uno storico sono riferiti all’anno accademico) si vede un aumento sul totale di 3210 laureati rispetto al 2015. Tuttavia questo aumento non segue una dinamica uniforme sull’intero territorio nazionale.

Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli universitari, dichiara: “I dati sui laureati nel 2016 del MIUR mostrano un lieve aumento del numero dei laureati: 3210 laureati in più rispetto al 2015 (+1,06%). A fronte delle altisonanti analisi che usciranno in merito, tuttavia, va sottolineato un particolare: se al Nord e al Centro i laureati aumentano dell’1,82% e del 2,85%, c’è una controtendenza rilevante che riguarda il calo di 1449 laureati al Sud (-1,66%). Questo dato non sorprende affatto: da anni denunciamo le criticità del sottofinanziamento all’università e quanto questo continui a incidere ancor più pesantemente sul Sud, a causa del meccanismo di riparto del finanziamento statale, rispetto al resto del Paese”.

Prosegue Elisa Marchetti: “Dall’anno accademico 2009/2010 al 2015/2016 in Italia si sono persi 149.542 iscritti nel sistema universitario italiano: di questi 105.654 sono “spariti” dal Sud. Questo aumento dei laureati non deve affatto far festeggiare, anzi deve essere preso come elemento di partenza per rafforzare ulteriormente la necessità di investimento nel sistema universitario nazionale: 305.625 laureati in un anno non possono essere ritenuti un traguardo, ancor più che l’aumento di quest’anno è ben lontano dal consolidare una qualche dinamica positiva nello scenario universitario”.

Conclude la coordinatrice dell’UDU: “Per abbattere le disuguaglianze nel sistema universitario è necessario tornare a investire consistentemente, partendo dal diritto allo studio. Gli idonei non beneficiari dilagano ancora in modo consistente al Sud, dove la no-tax area ha visto un’applicazione pedissequa di quanto scritto in Legge di bilancio, a differenza di altre università che hanno potuto, anche per motivi di bilancio, ampliare la soglia ISEE entro la quale gli studenti non dovranno pagare le tasse. L’aumento risibile generale e la diminuzione al Sud dei laureati deve essere uno spunto da cui partire per gli investire seriamente in università, superando l’assurda logica presunta “premiale” che, numeri alla mano, mostra fino in fondo le disuguaglianze create”.

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Nastrini liberi Sicilia: esiste il diritto del lavoratore di ruolo di tornare nella sua provincia. Lettera

News da Orizzonte Scuola - 3 ore 14 min fa

Che i veri precari storici siamo noi, quelli che partivano da 100 punti per arrivare a oltre 200;
Che la legge 107 era stata preceduta da FAQ ministeriali, in cui si palesava che chi non avesse accettato l’assunzione non avrebbe mai più lavorato; il limite dei 36 imposti nella legge stessa avrebbe fermato di fatto i supplenti, lasciandoli giacere in lenta agonia in GAE fino all’ assunzione;
Che i GAE storici avevano già subito i tagli della famigerata Riforma Gelmini, la quale aveva tagliato qualcosa come 140000 cattedre in due anni, tra il 2009 e il 2011,spingendo all’esilio molti colleghi al Nord, per lo stesso spauracchio che non avrebbero mai più lavorato e che oggi chiamiamo tecnicamente “Immobilizzati”;
Che nessuno di noi machiavellicamente ha accettato il ruolo, per poi cercare delle scappatoie, sperando in un rientro dalla porta posteriore;
Che siamo stati scavalcati dai “Non Idonei” di un concorso, il cui bando precisava che la graduatoria sarebbe rimasta in vigore due anni e solo per i vincitori. Contrariamente sarebbe stata sciolta; invece, persone con una manciata di punti ci hanno superato;
Che noi ex GAE, quando eravamo precari, abbiamo aspettato per quindici anni il nostro turno e non ci siamo mai permessi di massacrare i nostri colleghi di ruolo che avevano scelto di entrare al Nord e di fare ritorno al Sud prima possibile;
Che la 107 sta funzionando solo per noi assunti nel 2015; per i precari e per le altre categorie d’insegnanti di ruolo si stanno applicando altre regole.
E, infine, che non sapevamo di dover essere sballottati a destra e a manca da un algoritmo fallace, comprovato da una perizia tecnica.
Quindi, cortesemente, quando vi riferite a noi, prima di parlare, collegate la bocca al cervello. Perché davvero non se ne può più di tanto disprezzo e tanto veleno nei nostri confronti.
Ricordo che non esiste il diritto del lavoratore precario, perché l’ho vissuto sulla mia pelle, ma esiste quello del lavoratore di ruolo, che intendiamo far valere, nonostante i vostri attacchi.
Aggiungo che io rispetto i colleghi che non hanno fatto domanda di assunzione nel 2015; molti di loro sono miei amici, a cui auguro tutto il bene possibile.
Infine, invito tutti a lottare per “Non Svuotare il Sud”.

Anna Dorotea Privitera
Responsabile Regionale Nastrini Liberi Sicilia
Comitato NONSISVUOTAILSUD

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ANIEF, L’assurdo caso dei Dsga: ne immette in ruolo 761, ma mancano candidati e quelli di ruolo perdono posto

News da Orizzonte Scuola - 4 ore 1 min fa

In base al Decreto Ministeriale n. 486 del 7 luglio scorso, dal 1° settembre prossimo le dirigenze scolastiche si collocheranno per la prima volta sotto quota 8mila. Attraverso un’ulteriore sforbiciata di 80 scuole autonome – accorpate o soppresse – e all’innalzamento del numero di quelle sottodimensionate (che diventeranno ben 354), con l’anno scolastico 2017/18 il numero di presidi scenderà infatti a 7.994.

Il problema diventa doppio quando si vanno a cancellare altrettanti posti di Direttori dei servizi generali ed amministrativi: anche diversi di loro, di ruolo, sono stati costretti a cambiare sede, perché la loro è stata cancellata dall’ennesimo dimensionamento pro-risparmio. Ci sono casi dove la loro collocazione diventa complicata. Come in Molise, dove in tutta la regione rimangono attive appena 53 scuole autonome e 4 sottodimensionate.

La soppressione del posto come Dsga, tuttavia, non dovrebbe essere così scontata. Perché quando la scuola non è accorpata ma solo sottodimensionata, alla stregua degli altri profili Ata – assistenti amministrativi, assistenti tecnici e collaboratori scolastici, guardarobieri e altri ancora – che continuano a mantenere la titolarità nella scuola, anche il Direttore dei servizi generali ed amministrativi dovrebbe conservare il posto. Invece, lo perde.

Anief ha raccolto la “lettera di sfogo” di una sua neo-iscritta, la Dsga Antonella Spina, che ha visto la soppressione del proprio posto di lavoro, nella sua città molisana di residenza, a seguito del provvedimento di sottodimensionamento del suo istituto, per via di quella che definisce la “mannaia dei numeri del contenimento della spesa”. Secondo la Dsga, “il personale Ata è sempre più decimato, ridotto negli organici, considerato dalla Buona Scuola ‘insostituibile’ solo nel senso letterale del termine: non lo si può sostituire in caso di assenza. Allora non serve. Eppure la Buona Scuola ha potenziato gli organici dei docenti in ogni scuola”. Ma “chi gestisce tutto questo: il dirigente da solo? Certamente no. Sono stanca di ripetere che siamo sovraccarichi all’inverosimile”.

Sul suo trasferimento coatto, Antonella Spina si chiede che senso abbia “una normativa che prevede – in caso di dimensionamento scolastico basato solo sul dato numerico – la eliminazione insieme alla dirigenza anche della figura del Dsga. Se il Dsga rientra nell’organico Ata, appartiene al profilo Ata e non è rappresentante dell’istituzione scolastica, perché deve subire la perdita del posto e diventare soprannumerario? Visto che il Dsga non esiste ed è un semplice tappabuchi, perché spesso è costretto a fare quello che gli altri si rifiutano di svolgere, è normale per il Miur farlo lavorare in una scuola di circa mille alunni, con innumerevoli plessi e sedi in diversi comuni o con svariati indirizzi di studio e molteplici progetti, magari avendo contemporaneamente un’altra scuola, data in reggenza, semplicemente perché ha meno di 500 o 600 alunni, pur avendo – conclude il Direttore molisano – parametri di complessività”.

La denuncia della Dsga è emblematica di come il Miur stia operando in modo opposto rispetto a quanto chiesto dal sindacato: nello stabilire gli organici, del personale docente come degli Ata, si ferma al mero numero degli alunni iscritti, anziché considerare fattori altrettanto, se non più, rilevanti, quali sono l’incidenza dell’abbandono scolastico, la povertà culturale del territorio, la collocazione geografica della scuola, il numero di iscritti disabili e stranieri, l’estrazione culturale delle famiglie. Laddove si vanno ad accavallare più fattori di complicanza e di rischio, infatti, è giocoforza, per non ridurre la qualità dell’offerta formativa, predisporre un organico maggiorato, cosa che non è avvenuta nemmeno con le ultime immissioni in ruolo, o perlomeno salvaguardare quello già titolare.

“Quanto accaduto alla Dsga del Molise, come ad altri nelle stesse condizioni, anche di altre regioni, è purtroppo l’emblema di come viene gestita oggi la scuola italiana – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal -: il nostro ufficio legale sta valutando se vi sono i presupposti per ricorrere contro la perdita della sua titolarità. Tra l’altro, il problema si va ad aggiungere ai tanti altri che stanno purtroppo affossando la categoria”.

“Il Miur ha ad esempio previsto da alcuni giorni l’assunzione di 761 Direttori dei servizi generali ed amministrativi, ma viene da chiedersi da dove verranno individuati visto che il concorso non si fa da oltre vent’anni e non risulta che vi siano più candidati. A questo proposito, il nostro sindacato aveva indicato la quota di Dsga mancanti all’appello già da mesi e siccome nel decreto vaccini di luglio è venuto meno anche l’emendamento che avrebbe aperto al concorso pubblico, è chiaro che per assumere i 761 posti messi a disposizione dal Miur servirebbe assumere ope legis: servirebbe un corso formativo in itinere, riservato agli assistenti amministrativi che hanno assunto il ruolo superiore di Dsga per almeno tre anni in cambio di oneri e una manciata di euro annui”.

“Rimane poi irrisolto il problema delle reggenze, perché a settembre saranno 1.700 le sedi vacanti: dai nostri calcoli, considerando che la stragrande maggioranza dei posti a ruolo non andranno assegnati, almeno nell’immediato, rimarranno tutti scoperti. Quindi andranno in reggenza oppure ad amministrativi stoici. Allo stesso modo, rimane irrisolto anche il problema della cosiddetta ‘temporizzazione’ della carriera di tutti i responsabili amministrativi e assistenti amministrativi transitati nei ruoli di DSGA, ai quali continua ad essere negato il riconoscimento integrale del servizio pregresso ai fini della ricostruzione di carriera”, conclude il sindacalista Anief-Cisal.

Sulla temporizzazione, più volte la Cassazione si è occupata dell’argomento, da ultimo con la Sentenza n. 9144/2016, rilevando l’illegittimità del criterio, nel caso di passaggi dei dipendenti da un ruolo all’altro dello stesso comparto e censurando proprio questo criterio applicato dal MIUR in favore dell’obbligo per l’Amministrazione di effettuare l’integrale ricostruzione di carriera del dipendente, in base all’effettivo servizio prestato nel ruolo precedente. Possono aderire al ricorso tutti i Dsga che hanno svolto servizio pregresso come responsabile amministrativo o come assistente amministrativo transitati nel ruolo di Dsga dopo l’1/09/2000 cui l’Amministrazione ha applicato il criterio della temporizzazione.

Alla luce di tutto ciò, Anief invita il personale Ata non assunto ad aderire ai ricorsi per la stabilizzazione e gli scatti di stipendio non percepiti (gli interessati possono cliccare qui). Ma anche per il recupero della differenza retributiva per aver ricoperto il ruolo di DSGA, come per la stabilizzazione per chi ha svolto funzioni DSGA per oltre 36 mesi (gli interessati possono cliccare qui).

È sempre attivo, infine, il ricorso per il personale Ata su posto vacante e disponibile per recuperare gli stipendi dei mesi estivi, sottratti in modo illegittimo, sia per l’anno scolastico in corso, sia per quelli passati.

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USB. Il fallimento della Buona Scuola e la fine del sindacalismo concertativo

News da Orizzonte Scuola - 4 ore 30 min fa

Piano assunzionale, chiamata diretta, ambiti territoriali, bonus premiale e formazione coatta sono stati i cardini di una controriforma che avrebbe dovuto portare la scuola italiana nell’Europa delle competenze, della valutazione e della concorrenza. Dopo appena due anni la legge 107 dimostra di essere, sotto ogni aspetto, un vero e proprio fallimento.

Il piano assunzionale viene duramente contestato perché non ha scalfito i tagli e la composizione del numero di alunni per classe dell’era Gelmini, pertanto il cosiddetto organico dell’autonomia ha determinato un vero e proprio esilio per gli assunti degli ultimi anni e in altri casi ci si è ritrovati in un continuo peregrinare per l’Italia. Questa costrizione al trasferimento è dettata dalla stretta agli organici che da qualche anno sono determinati dal Ministero dell’economia e delle finanze e non più dalle reali necessità demografiche della scuola pubblica. Nonostante la farsa dei contratti di mobilità firmati da Cgil Cisl Uil Snals con la promessa a tutti i docenti di un ritorno a casa, il risultato è stato il mantenimento di uno striminzito organico di diritto e il mancato ritorno alla propria provincia di residenza nonostante i tanti posti in organico di fatto ancora disponibili. I lavoratori della scuola sono stati presi in giro, illusi, truffati proprio da quei sindacati che invece di difenderli ne stanno svendendo ogni diritto.
Anche per la chiamata diretta dei presidi è stato messo in atto il classico gioco della “rana bollita”, ma quest’anno nei collegi docenti, anzichè “guidare la transizione” come avrebbero voluto i sindacati gialli, i docenti hanno votato in massa contro bandi e criteri per la chiamata diretta. In molte scuole si è deliberato di non adire ad alcuna votazione, perché il gioco del potere del dirigente scolastico legittimato da un contratto sulla “chiamata per competenze” era ormai svelato a tutti. Nel mese di agosto, poi, la chiamata diretta si è completamente sbriciolata: presidi che si rifiutano di tornare dalle ferie, dirigenti scolastici che assumono senza pubblicare un bando, docenti che preferiscono farsi assegnare d’ufficio piuttosto che compilare curriculum assurdi online, segreterie che non riescono a registrare al SIDI i docenti selezionati. La chiamata diretta, insomma, oltre a essere uno strumento discrezionale e poco meritocratico, non funziona, lo dimostrano un aumento delle richieste di conciliazione per i movimenti non andati a buon fine e il fatto che la metà delle scuole ha avuto personale assegnato d’ufficio.
I docenti hanno rifiutato il bonus premiale e cercato in ogni modo di avere accesso agli atti affinché la trasparenza amministrativa dovuta mostrasse come a dirigere le scuole ci sia un gruppo di fedelissimi dei dirigenti “premiati” ulteriormente per guidare e controllare le scuole. Altro che merito, il bonus premiale ha dimostrato in questi due anni tutto il suo potenziale di clientelismo e favoritismo legalizzato da uno strumento completamente discrezionale. La formazione calata dall’alto, su temi e contenuti che ledono la libertà d’insegnamento, sta condannando la scuola a una didattica vuota e formale.

Il fallimento della Buonascuola renziana è un fatto. Un fallimento che si consuma sulla pelle dei lavoratori docenti e ATA.

“Sindacati complici, Miur e governo hanno fatto di tutto per mettere in atto la legge 107, una legge che contrasta in più punti con l’attuale contratto collettivo nazionale, con il Testo Unico della scuola, con le reali esigenze formative” – così dichiara Luigi Del Prete dell’esecutivo nazionale USB Scuola – “Non una azione concreta, non una parola è stata detta sulla diminuzione del numero di alunni per classe, sulla necessità di effettuare assunzioni non sui fantasmatici posti di potenziamento, ma su un organico di fatto che va riconosciuto tutto come organico di diritto”.

Cgil Cisl Uil Snals e Gilda si apprestano a discutere il prossimo aggiornamento del contratto. Fino ad oggi, sono stati pronti a firmare accordi a perdere come i contratti sulla mobilità, sulle assegnazioni, sulla chiamata diretta. Sono accordi che hanno determinato esodi di massa, guerre tra poveri, asservimento, divisione tra colleghi, a dimostrazione di quel che USB Scuola sosteneva nel 2015: la Buonascuola non è emendabile, va cancellata in toto. Ai lavoratori della scuola non rimane altra strada: bisogna abbandonare i sindacati gialli, stracciarne le tessere e votare loro contro al prossimo rinnovo delle RSU. Un sindacato diverso, non complice, è possibile.

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Non è la diagnosi a creare un DSA. La diagnosi tutela alunni da ignoranza e pregiudizi degli insegnanti. Lettera

News da Orizzonte Scuola - 4 ore 59 min fa

Com’è possibile confondere la legge 104/92 citata che tutela i DVA dalla 170/2010 che tutela i DSA?

In particolare:

Si parla di presunti “abusi” delle diagnosi: ci sono dei dati che supportano un abuso, cioè “false” diagnosi di medici compiacenti? Perché per parlare di semplice “aumento” delle diagnosi, si adopera un termine roboante e inappropriato?

In base a quale normativa si afferma che “i docenti specializzati e competenti sarebbero capaci di stilare diagnosi? Da quando i docenti sono autorizzati a stilare diagnosi mediche?

Com’è possibile confondere il PEI dal PDP?

Perché si confonde le commissioni ASL (note come Collegi ASSI), deputate a certificare la disabilità e non a diagnosticare, con le equipe neuropsicologiche (formate da un nps, un logopedista e uno psicologo), le uniche autorizzate per legge a diagnosticare (e non certificare) i DSA?

Perché parlare di diagnosi “disomogenee” pur sapendo che esistono parametri numerici e indici eziologici assai precisi per diagnosticare un disturbo come la dislessia?

Venendo al cuore delle questioni sollevate, Le domando per quale motivo accanirsi con tale livore contro l’aumento delle diagnosi di DSA? I dati forniti dal MIUR rilevano che le diagnosi (2,1%) sono ancora al di sotto delle stime della percentuale del 3-4% dell’OMS.

Pertanto, ci sono ancora moltissimi studenti che senza diagnosi non avranno le necessarie tutele al loro diritto allo studio.

Inoltre, non è la diagnosi che crea un DSA. Se sei DSA, lo sei anche senza diagnosi e le tue difficoltà si manifestano e un docente preparato sa come riconoscerle. Forse se diversi professori, soprattutto delle superiori, garantissero senza inutili resistenze l’applicazione delle Linee Guida allegate al DM 5669, consentendo l’uso del pc e degli altri strumenti compensativi in modo inclusivo, non ci sarebbero bisogno delle diagnosi. Sarebbero i docenti stessi a farsi carico di aiutare i loro studenti. Ma siccome diversi professori, anche in presenza di una diagnosi, negato l’uso degli strumenti compensativi ai DSA, serve una diagnosi, poiché è l’unico strumento giuridico che le famiglie hanno per tutelare i loro figli dall’ignoranza e dai pregiudizi di diversi professori.

Cordiali Saluti

Diagnosi DSA in aumento? Occorrono maggiori controlli. Lettera

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Assegnazioni provvisorie ATA: quali preferenze esprimere e i posti disponibili

News da Orizzonte Scuola - 5 ore 4 min fa

Alla domanda di assegnazione provvisoria devono essere allegati i documenti attestanti i requisiti richiesti nella tabella di valutazione per le assegnazioni provvisorie. Il punteggio previsto per il ricongiungimento ai genitori è attribuito solo nel caso in cui i genitori abbiano un’età superiore a 65 anni (l’età è riferita al 31 dicembre dell’anno in cui si effettua l’assegnazione provvisoria). Si considerano anche i figli che compiono i 6 anni o i 18 anni entro il 31 dicembre dell’anno in cui si effettuano le assegnazioni provvisorie. A tal fine, il personale A.T.A. che aspiri all’assegnazione provvisoria per ricongiungimento ai genitori, al coniuge, convivente e/o ai figli, deve indicare nella domanda il comune di ricongiungimento.

IMPORTANTE: Tale comune, ovvero il distretto scolastico di residenza per i comuni suddivisi in più distretti, deve essere necessariamente indicato nelle preferenze. Qualora preceduto dalla indicazione di preferenze analitiche relative a specifiche scuole, deve necessariamente, a sua volta, precedere la preferenza per ogni altro comune o distretto sub-comunale per i comuni suddivisi in più distretti.

L’indicazione della preferenza sintetica per il comune di ricongiungimento, ovvero per il distretto scolastico di ricongiungimento per i comuni suddivisi in più distretti, è obbligatoria solo allorquando vengano richiesti anche altri comuni o distretti oltre i predetti.

La mancata indicazione del comune di ricongiungimento preclude la possibilità di accoglimento da parte dell’ufficio delle eventuali preferenze relative ad altri comuni , ma non comporta l’annullamento dell’intera domanda di assegnazione provvisoria. In tali casi, l’ufficio si limiterà, di conseguenza, a prendere in considerazione soltanto le preferenze analitiche relative a specifiche scuole del comune di ricongiungimento. Si ricorda che il numero massimo di preferenze esprimibili in domanda sono 15.

Non sono, consentite le assegnazioni provvisorie nei confronti di personale scolastico assunto a tempo indeterminato con decorrenza giuridica 01.09. 2017.

I POSTI DISPONIBILI PER LE ASSEGNAZIONI:

Le assegnazioni provvisorie possono essere effettuate solo su posti la cui vacanza sia accertata per l’intero anno scolastico e, a richiesta, anche su posti part-time costituiti su più scuole. Per il personale part time, l’assegnazione provvisoria, su specifica richiesta del personale, interessato può essere effettuata su spezzoni corrispondenti al proprio orario di servizio anche accorpando spezzoni diversi compatibili costituiti su più scuole. Coerentemente con i principi generali che regolano la costituzione dei posti orario esterni anche alla costituzione di posto A.T.A. su due scuole deve essere subordinata alla facile raggiungibilità delle sedi ed alla funzionale organizzazione della prestazione lavorativa del personale interessato in entrambe le istituzioni scolastiche.

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Pensioni, lavorare fino a 70 anni non è possibile per tutti. L’aspettativa di vita varia da lavoro a lavoro

News da Orizzonte Scuola - 7 ore 10 min fa

“L’Ape sociale e l’Ape volontaria sono meccanismi di flessibilità per l’anticipo in uscita, ma intanto il meccanismo dell’aspettativa di vita va avanti come se nulla fosse. Credo che invece fermarsi e valutare sia importante, anche per dare prospettive ai giovani. Ed è inaccettabile che questa esigenza debba essere messa in contrapposizione agli incentivi per le assunzioni giovanili che il governo intende varare, invece mirano entrambi a dare al Paese la spinta per crescere”. A dirlo la segretaria della Cisl, Annamaria Furlan

“Non abbiamo chiesto la cancellazione del meccanismo sull’aspettativa di vita”, sottolinea. “Abbiamo chiesto invece di ripensarlo, anche perché l’aspettativa di vita non è uniforme, varia da lavoro a lavoro. Un meccanismo così draconiano andrebbe rivisitato anche in considerazione dei lavori usuranti. In prospettiva, lavorare fino a 70 anni per tutti è inimmaginabile. Credo che questa situazione vada analizzata meglio, e infatti c’è un tavolo aperto con il governo” che tornerà a riunirsi “tra fine agosto e i primi di settembre”. “Noi stiamo parlando non dei pensionati attuali, ma di quelli che in pensione ci dovranno andare, compresi i giovani, che con il meccanismo del contributivo avranno una pensione insostenibile. Il tema del calcolo della pensione futura, e della creazione di una pensione di garanzia, che copra i tanti momenti di precariato e di buchi contributivi che i lavoratori attuali si ritroveranno a fine carriera non interessa gli anziani, ma proprio i giovani”.

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Il Liceo Telesio di Cosenza si offre per la custodia nella sua biblioteca di manoscritti calabresi preziosi

News da Orizzonte Scuola - 8 ore 11 min fa

Il Dirigente Scolastico, appresa inoltre dagli organi di stampa, la notizia del grave danno che l’incendio ha arrecato ai libri ed ai preziosi manoscritti custoditi in un palazzo confinante con quello incendiato, sente il dovere di lanciare un appello duplice a tutti i cosentini ed alle istituzioni, offrendo da un lato massima disponibilità a tutti i cosentini che abbiano nelle proprie abitazioni libri e manoscritti preziosi, affinché li affidino alle cure del Liceo ‘Telesio’ che ha una ottima Biblioteca che garantisce, per le eccellenti condizioni di custodia e cura dei volumi e dei manoscritti, l’habitat ideale per la conservazione di questi preziosi oggetti che sono scrigno per la storia della città di Cosenza e del Meridione tutto.

Dall’altro, invece, l’appello è rivolto anche alle istituzioni, quindi al Sindaco della città di Cosenza ed al Presidente della Provincia, affinché prendano in seria considerazione di affidare la gestione e la conservazione dei volumi conservati nella Biblioteca Civica al Liceo ‘Telesio’.

L’ing. Iaconianni ha infatti affermato: “Accanto all’enorme dolore per la perdita di tre vite umane, la tragica notizia deve far riflettere sulla necessità di dare ai preziosi volumi che ognuno custodisce in casa una collocazione idonea atta a garantire una migliore e sicura conservazione nel tempo. La nostra Biblioteca è garanzia per tutti i cosentini, e direi per tutti i calabresi, di serietà e ottima gestione del materiale custodito. Inoltre – ha continuato Iaconianni – l’occasione mi è gradita per offrire una possibilità di fruizione e conservazione anche ai volumi della Biblioteca Civica, dando sin da ora la mia disponibilità al Sindaco ed al Presidente della Provincia affinché si arrivi ad una soluzione che, garantendo ovviamente le legittime istanze dei lavoratori, possa altresì offrire un rinnovato ed utile servizio alla Città. Il Liceo Telesio – ha concluso il Dirigente Scolastico – c’è e vuole operare fattivamente per la promozione e la conservazione del patrimonio culturale calabrese e meridionale”.

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Concorso a cattedra. Non si trovano commissari per correggere 600 compiti dei candidati per posti infanzia

News da Orizzonte Scuola - 8 ore 33 min fa

Sono circa 600 gli aspiranti docenti che aspettano che vengano formate le commissioni.

Secondo i sindacati il compenso è troppo basso per la responsabilità richiesta: circa un euro all’ora.

Un presidente è stato trovato, ma mancano ancora 6 commissari su 16: si spera di trovarli per settembre.

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Incendio in uno stabile a Cosenza, in cenere le opere del filosofo Telesio

News da Orizzonte Scuola - 9 ore 33 min fa

Al quarto piano dello stabile, sopra l’appartamento incendiato, era ospitata la biblioteca della famiglia Bilotti Ruggi D’Aragona, che con le proprie donazioni ha consentito l’apertura del Mab, il Museo all’aperto Bilotti.

La famigia Bilotti è proprietaria dello stabile e dell’attiguo palazzo Ruggi D’Aragona, comunicante con quello incendiato proprio attraverso il quarto piano.

Distrutti anche manoscritti e pergamene originali di Telesio, Parrasio, Quattromani e Bernardino Bombini, oltre a 8 pergamene originali del ‘400 su Cosenza scritte in gotico.

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Gissi (CISL): Sulle vaccinazioni non caricare le scuole di compiti impropri

News da Orizzonte Scuola - 9 ore 51 min fa

Proprio per non favorire l’insorgere di ulteriori polemiche sarebbe quanto mai opportuno semplificare al massimo gli adempimenti derivanti dalla normativa e le procedure di verifica sul rispetto degli obblighi relativi alle vaccinazioni. Lo sostiene Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola, preoccupata inoltre che la questione si trasformi per le scuole nell’ennesima incombenza cui fare fronte in una situazione che già rende difficile il disbrigo del lavoro ordinario.

“Si avvicina l’apertura del nuovo anno scolastico e il rischio è di un notevole disagio per famiglie e scuole: per la produzione in tempi diversi di autocertificazioni e certificazioni, che andranno peraltro controllate e verificate, non si sa con quali competenze da parte del personale scolastico. Dirigenti e uffici di segreteria si sono già sobbarcati nei mesi estivi notevoli incombenze e l’inizio di un nuovo anno scolastico rappresenta da sempre un momento particolarmente impegnativo. È inutile aprire tavoli sulla semplificazione – prosegue la Gissi – se poi si continuano a caricare altri compiti sulle scuole, oltretutto legati a competenze rientranti nell’ambito sanitario più che in quello dell’istruzione.

Sui vaccini andrebbe trovata una soluzione – conclude la segretaria generale della Cisl Scuola – che semplifichi il compito per tutti, mi pare che quella prospettata dal presidente dell’ANCI Antonio Decaro, di trasmettere alle ASL gli elenchi degli alunni iscritti riservando all’autorità sanitaria i relativi controlli, sia di assoluto buon senso e credo debba essere presa nella giusta considerazione. Certo occorre fare presto, perché i tempi sono stretti e occorre dunque che le decisioni necessarie siano assunte molto velocemente”.

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Miglioriamo la società di domani. Lettera

News da Orizzonte Scuola - 11 ore 12 min fa

Scrivo adesso per proporre una iniziativa alle istituzioni interessate e coinvolte che spero pubblicherete nella vostra rubrica e della quale spero possiate farvene carico, se lo riterrete opportuno; si tratta di introdurre la nostra presenza nella scuola superiore di primo grado con l’insegnamento della “cosiddetta” (perché non si insegna in pratica) EDUCAZIONE CIVICA.

E’ notorio che mancano in Italia migliaia di docenti di Lettere nelle scuole medie (a loro oggi riservata) e, proprio per questo motivo e per sviluppare con maggiore interesse, incisività e professionalità sulla formazione della cultura della legalità e giuridica in generale, si potrebbero attribuire 2 ore per classe a noi docenti di A046.

Non ritengo una idea malsana applicare e attuare questa proposta poiché non ci sarebbe una maggiore SPESA e si incrementerebbe quella che oggi è fondamentale per la crescita della società tutta: la cultura della LEGALITA’… se a qualcuno interessa!
Grazie per l’interesse.

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Diagnosi DSA in aumento? Occorrono maggiori controlli. Lettera

News da Orizzonte Scuola - 11 ore 39 min fa

Vero è che a tutti gli alunni deve essere garantito il diritto all’istruzione perchè sancito dalla Costituzione e quindi nel contempo l’integrazione degli alunni disabili sulla base di quanto previsto dalla legge 104/1992.

Tuttavia di questa legge se ne è fatto un uso scriteriato, o meglio col passare del tempo, di un abuso che di fatto ha comportato un aumento delle diagnosi di accertamento della disabilità. Sulle varie forme di disabilità necessitano oggi docenti specializzati e competenti capaci di stilare diagnosi approfondite per predisporre un Piano Didattico Personalizzato in grado di favorire sia il processo di integrazione che quello di garantire il successo formativo degli alunni. Un eccessivo aumento delle diagnosi dei DSA può far sorgere il sospetto di una poco approfondita e superficiale analisi dei casi scaturiti da un’osservazione approssimativa dei comportamenti degli alunni che presentano problemi di dislessia, di diasculia o di disgrafia.

E’ pur vero che nei primi anni di vita scolare alunni che presentano difficoltà di lettura e di scrittura non sono subito identificabili e quindi hanno bisogno di un maggiore periodo di osservazione diretta da parte dei docenti che devono stare molto attenti a capire le dinamiche sociali, relazionali dell’alunno con DSA. E’  anche vero che in Italia spesso le diagnosi si fanno, a volte, in maniera non sempre omogenea per cui sull’intero territorio nazionali si riscontrano elementi di discrepanza del fenomeno a livello regionale.

Sta alle commissioni ASL che devono rilasciare le relative certificazioni porre maggiore attenzione alle reali situazioni dei disturbi di apprendimento, altrimenti se così non fosse, vedremo aumentare in maniera esponenziale i casi di diagnosi di DSA. Certamente tanti casi di DSA in una istituzione scolastica possono far accendere la “lampadina” che le cose bnon vanno per il verso giusto e che ci sono falle nel sistema. Quando si parla di forme di disabilità bisogna soprattutto rispettare la dignità della persona umana, perchè alterazioni non devono ledere il sacrosanto diritto, da parte dell’alunno DSA di non poter usufruire di un ausilio, cioè di un insegnante di sostegno, rispetto a chi problemi di DSA ne presenta in maniera quasi percettibile da vedersi riconosciuto lo stesso il diritto ad avere un insegnante di sostegno.

Si auspica una maggiore severità da parte delle commissioni ASL che certificano il riconoscimento della disabilità e nel contempo di maggiori controlli da parte degli organi competenti. In quest’ottica si garantisce il diritto ad usufruire di un aiuto per permettere all’alunno il raggiungimento del successo formativo.

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Assegnazione provvisoria: non si può richiedere se ottenuto trasferimento interprovinciale nella provincia di ricongiungimento, nessun punteggio per figlio minore nato dopo la scadenza della domanda

News da Orizzonte Scuola - 15 ore 41 min fa

Assegnazione provvisoria : non poteva essere chiesta dal docente che ha ottenuto il movimento interprovinciale nella provincia di ricongiungimento

Giorgia – Sono una docente di ruolo nel sostegno, grazie alla mobilità professionale ho ottenuto quest’anno il passaggio di ruolo dalle superiori alle medie, e, grazie ad esso, sono riuscita ad avvicinarmi dalla Lombardia ad un ambito territoriale della mia provincia di residenza in Sicilia. Vorrei sapere se tale mobilità professionale corrisponde a trasferimento ed in quanto tale mi impedisce di ottenere assegnazione provvisoria, visto che l’ambito territoriale e la scuola di titolarità per il prossimo triennio è distante più di un’ora dalla mia residenza ed ho le condizioni per il riavvicinamento.

Assegnazione provvisoria e punteggio per figlio minore: non si può integrare la domanda se il figlio nasce oltre i termini di presentazione della domanda

L.R. – Sono un insegnante di scuola primaria ed entro il 20 luglio 2017 ho chiesto assegnazione provvisoria inserendo il ricongiungimento al coniuge. Dopo una settimana sono diventato papà. Posso integrare la precedente domanda inserendo il punteggio relativo al figlio in carico? Grazie. Cordiali saluti.

Chiedilo a Lalla

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Il Comune di Milano proroga al 15 settembre la scadenza domande per 72 istruttori dei servizi educativi per l’infanzia

News da Orizzonte Scuola - Ven, 18/08/2017 - 19:42

Il bando e lo schema di domanda, con l’indicazione dei requisiti necessari per l’ammissione alla selezione e delle modalita’di partecipazione alla stessa, sono disponibili presso la Direzione organizzazione e risorse umane – Via Bergognone n. 30 e consultabili sul sito internet www.comune.milano.it

Il bando e’ pubblicato all’Albo pretorio on-line del Comune di Milano dal 24 luglio 2017, il termine per la presentazione delle
domande scade il giorno 15 settembre 2017.

Si informa che conservano validita’ le domande di partecipazione alla selezione gia’ presentate a seguito della pubblicazione
dell’estratto del bando di selezione avvenuta in data 21 luglio 2017.

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Il cordoglio per la strage di Barcellona del Coordinamento Nazionale Diritti Umani

News da Orizzonte Scuola - Ven, 18/08/2017 - 18:51

La strage di Barcellona mette in evidenza l’ondata di odio che sta attanagliando l’Europa.

I professionisti del terrore stanno moltiplicando le loro azioni di morte, per seminare paura, disorientamento e xenofobia. Ci si aspetta infatti che il vecchio continente ci si arrocchi su se stesso, alimentando estremismi e discriminazioni. Proprio perché la spirale della violenza possa serpeggiare all’infinito. La strada non è questa. Andrebbero sanate le controversie internazionali, ricorrendo alla forza della ragione e del dialogo; le componenti etniche di ogni paese dovrebbero essere autenticamente unite nel condannare un atto spregevole, che nessuna giustificazione potrà mai ammettere.

I fanatismi religiosi vanno isolati e contrastati attraverso un processo educativo / formativo sistemico. Le sterminate periferie urbane degradate, dove l’abbandono scolastico è elevatissimo, costituiscono la coltura batterica più idonea per arruolare nuovi proseliti. Molti potrebbero obiettare che qualche attentatore sembrava perfettamente integrato nella sua società d’adozione; non sappiamo però quale ambiente reale lo abbia accolto, quali incontri lo abbiano accompagnato nella sua vita. E’ ragionevole credere che in un tessuto sociale armonico, gli individui possano cooperare in maniera pacifica.

L’ISIS è una piaga internazionale lacerante che va debellata quotidianamente attraverso la diffusione dell’istruzione e la conoscenza dei principi universali dell’uomo. Noi crediamo nella cultura dei valori e nel valore della cultura.

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